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Uomini che non amano le donne

Per Catherine Hakim, accademica autrice di "The New Rules: Economy of Desire", i maschi sono vittime del sex deficit: non fanno abbastanza sesso rispetto al proprio desiderio. C'entrano le guerre, la prostituzione e le corna

19 Febbraio 2017 alle 06:00

Uomini che non amano le donne

Nicolaus Knüpfer, Bordeelscène

Mentre le donne vogliono emanciparsi dal gender gap, gli uomini sono vittime del sex deficit. Questo è quanto scrive l’accademica Catherine Hakim nel suo libro “The New Rules: Economies of Desire” che aggiorna una versione precedente del 2015. Lo studio si basa su trenta ricerche quantitative e la teoria principale è che gli uomini non consumino un numero adeguato di rapporti sessuali in base al proprio desiderio. Sebbene gli studi sul tema siano sempre da prendere con le pinze – nei sondaggi generalmente i maschi tendono ad ingigantire, le donne a minimizzare – Hakim offre una prospettiva interessante e in controtendenza con i filoni di pensiero mainstream. I dati della Banca Mondiale affermano che gli uomini sono circa 60 milioni in più rispetto alle donne nel mondo e il trend viene osservato per la prima volta anche in alcuni paesi europei. Secondo Hakim questo sex deficit è dovuto ad alcuni cambiamenti nella società: non ci sono più guerre a “livellare” la popolazione maschile e l’emancipazione femminile ha ridimensionato la controversa teoria del “capitale erotico”, secondo cui le donne utilizzano il proprio potere sessuale sugli uomini per un guadagno economico. La ricetta per diminuire il gap sarebbe la legalizzazione della prostituzione e una maggiore tolleranza verso l’infedeltà. L’accademica sostiene che le mogli britanniche siano troppo gelose e che dovrebbero soprassedere alle corna dei mariti, “come avviene nel continente”. Da questa parte della Manica nutriamo parecchi dubbi su questa percezione.

 

Intervistata da Helen Rumbelow sul Times, Hakim si lascia andare a tesi discutibili: sostiene che il modello nordico sulla prostituzione, che persegue i clienti, abbia portato ad un aumento degli stupri. Malgrado “una spiegazione scientifica della violenza sessuale non costituisca una giustificazione morale”, l’accademica argomenta che il sex deficit è alla base degli abusi verso le donne: “per questo la coercizione sessuale e lo stupro sono specialità maschili: la violenza sessuale riguarda il sesso piuttosto che – come sostengono molte femministe – il potere”.

 

L’astio di Hakim verso le femministe è ricambiato. Sebbene si definisca lei stessa “femminista nel senso quotidiano del termine” accusa le accademiche militanti di non “abbandonare la loro Jihad permanente” e di “volere vite simmetriche invece dell’uguaglianza”. Argomenta dicendo che le teorie del patriarcato sono un’idea “antiquata” e che contrastare questi concetti in ambito universitario porta all’isolamento totale. E attacca: “l’antagonismo verso gli uomini è visibile nei discorsi femministi sul sesso… prostituzione, eterosessualità, aborto e adulterio sono stati tutti attaccati e il matrimonio è presentato come schiavitù”. Una folgorazione sulla via di Damasco per Hakim, che durante il suo ventennio alla LSE aveva contribuito a studi sul gender gap: “mi annoiavo” racconta a Rumbelow “mi pareva che tutta la legislazione sulle pari opportunità avesse avuto effetti”, chiosa, spiegando che secondo lei lo sbilanciamento negli stipendi è minimo e basato su differenze nel ruolo lavorativo.

 

Hakim non è la sola ad aver rilevato il sex deficit: il sociologo finlandese Osmo Kontula, nel suo volume “Tra Desiderio Sessuale e Realtà: l’Evoluzione del Sesso in Finlandia” del 2009 rivela che a parità di popolazione, il desiderio sessuale degli uomini è superiore a quello delle donne.

 

I “Servi della Gleba” cantati da Elio ora avranno una solida base accademica per giustificarsi con gli amici del baretto.

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