Editoriali

Il vuoto normativo che fa male alla salute

Redazione

Lo stop dell'invio dei dati regionali all’Istituto superiore di sanità per la sorveglianza epidemiologica rischia di generare un'emergenza. E la causa è l'inerzia legislativa. Occorre che il ministro Schillaci intervenga al più presto

Esistono emergenze che esplodono all’improvviso e altre che si annunciano con largo anticipo, attraverso segnali chiari e ripetuti che qualcuno sceglie di non raccogliere. Il blocco dei dati regionali all’Istituto superiore di sanità (Iss) appartiene alla seconda categoria. E per questo è ancora meno giustificabile. I fatti sono semplici. Le regioni hanno smesso, dal primo marzo, di inviare all’Iss i dati che alimentano le cosiddette sorveglianze speciali – quei flussi informativi che producono, tra gli altri, i bollettini epidemiologici sulle malattie infettive. E questo perché quei flussi di dati personali viaggiano da anni verso Roma senza una base giuridica solida, senza che siano definiti con chiarezza titolarità, responsabilità e finalità del trattamento. Un vuoto normativo che espone le amministrazioni regionali e i singoli operatori a rischi legali concreti. La notizia non è il blocco, è che questo vuoto esiste da oltre quattro anni e che nessuno ha provveduto ad adeguare le sorveglianze speciali al nuovo quadro giuridico. Le regioni lo avevano segnalato più volte. L’ultima occasione è stata il 5 febbraio scorso. Risposta: nessuna rassicurazione precisa, nessuna tempistica, nessun impegno. Solo silenzio amministrativo, che a quel punto è diventato corresponsabilità. Il primo effetto è la sospensione del bollettino settimanale RespiVirNet, il sistema nazionale di sorveglianza dell’influenza e delle infezioni respiratorie acute. Uno strumento che ogni inverno orienta decisioni cliniche, misure preventive e politiche sanitarie. Ma tra le sorveglianze speciali oggi prive di copertura normativa c’è anche quella che alimenta il sistema di allerta sangue per le arbovirosi – dengue, West Nile, chikungunya. Con la stagione calda alle porte, l’assenza di quel sistema non è una questione burocratica, ma un rischio sanitario reale, che riguarda la capacità del paese di rispondere tempestivamente a minacce infettive che negli ultimi anni hanno mostrato una diffusione crescente sul territorio nazionale. Il ministero intervenga adesso, con la stessa urgenza che avrebbe se il problema fosse esploso in prima pagina. La sorveglianza epidemiologica non è un optional.

 

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