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Editoriali
La Ragioneria boccia la riforma della farmaceutica, scritta senza indicarne i costi
Secondo la Ragioneria, non è possibile quantificare gli effetti finanziari di gran parte del disegno di legge. Quindi i decreti attuativi potranno essere emanati solo dopo o contestualmente all’arrivo dei finanziamenti. Tradotto: prima i soldi, poi le regole
Quando si promette e si approva una riforma, si dovrebbero almeno conoscerne i costi. Sembra un’ovvietà, eppure il disegno di legge delega per il riordino della farmaceutica, ora all’esame del Senato, dimostra che non lo è affatto. Il provvedimento, presentato come un intervento strategico per l’intero settore, stanzia risorse solo per una parte: l’implementazione dei sistemi informativi. Circa 40 milioni in tre anni per rendere interoperabili banche dati, tessera sanitaria e Fascicolo elettronico. Tutto lì. Per il resto – la revisione della distribuzione dei farmaci, la riscrittura dei tetti di spesa, la riforma del contestatissimo payback, il potenziamento delle farmacie come presidi di prossimità – oggi non c’è un euro. E, quel che è più grave, non c’è nemmeno una stima di quanto potrebbe costare. Lo scrive senza mezzi termini la Relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria generale dello stato.
Con un linguaggio che non lascia spazio a interpretazioni, si spiega che non è possibile quantificare gli effetti finanziari di gran parte della riforma. La distribuzione? Troppe variabili, filiera troppo complessa, margini eterogenei. Il payback? Dipende dall’andamento della spesa, dai farmaci innovativi, dal mercato dei generici, dai contenziosi in corso. Le farmacie? Modalità attuative tutte da definire, differenze territoriali, rapporti convenzionati da riscrivere. In sintesi: non sappiamo quanto costerà, ma procediamo lo stesso. La Ragioneria, non a caso, ha imposto una clausola di salvaguardia: i decreti attuativi potranno essere emanati solo dopo o contestualmente all’arrivo dei finanziamenti. Tradotto: prima i soldi, poi le regole. Il problema è che quei soldi oggi non ci sono. E nessuno può garantire che arriveranno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il cuore della riforma resterà in un limbo, in attesa di conoscere quantomeno la stima dei costi. Quel che resta è un elenco di buoni propositi, utili da sbandierare come risultati già acquisiti in campagna elettorale, ma senza nessun cambiamento sostanziale per il settore.