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Infermieri cercasi
Per l'Ocse il nostro sistema sanitario sbilanciato è una bomba a orologeria
La carenza di medici in Italia ha effetti diretti sulla sicurezza dei pazienti. E non è solo una questione di turni massacranti: quando il personale è poco o privo delle competenze adeguate, aumentano mortalità, complicanze ed errori
C’è un dato che dovrebbe allarmare: in Italia ci sono appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti, oltre il 20 per cento in meno rispetto agli altri paesi europei. Il rapporto infermiere/medico è fermo a 1,3, tra i più bassi dell’Ue. Quella offerta dall’Ocse è la fotografia di un sistema sbilanciato, costruito attorno alla centralità del medico e colpevolmente distratto rispetto alla spina dorsale dell’assistenza: gli infermieri. Il nuovo policy brief dell’Oms Europa lancia un allarme che non si può più archiviare come retorica sindacale. La carenza di infermieri, l’aumento della domanda di cure e il burnout stanno mettendo sotto pressione i sistemi sanitari, con effetti diretti sulla sicurezza dei pazienti. Non è solo una questione di turni massacranti o stipendi insufficienti: quando il personale è poco o privo delle competenze adeguate, aumentano mortalità, complicanze, errori. E cresce il disagio psicologico di chi resta in corsia. Già nel 2022 l’Oms aveva avvertito su come la carenza di personale sanitario si sarebbe trasformata in una “bomba a orologeria”, stimando quasi un milione di professionisti mancanti in Europa entro il 2030. Gli effetti iniziano a vedersi già oggi. Reparti che chiudono per mancanza di personale, pronto soccorso intasati, territori scoperti. Intanto l’interesse per la professione cala, mentre il burnout accelera l’abbandono delle corsie. Il documento dell’Oms individua otto azioni prioritarie per invertire la rotta: considerare la dotazione infermieristica come elemento critico di sicurezza; pianificare sul lungo periodo; usare dati intelligenti; rafforzare monitoraggio e responsabilità; investire con regole chiare; garantire formazione di qualità; sostenere la salute mentale; rafforzare la leadership infermieristica. Non esistono scorciatoie: la sicurezza dei pazienti è inseparabile da quella di chi li assiste. Per l’Italia la sfida è doppia. Occorre riequilibrare il mix professionale, superando una visione ospedalocentrica e medico-centrica che non regge più l’urto dell’invecchiamento e l’aumento delle cronicità. E serve un investimento strutturale che renda la professione attrattiva e sostenibile.