Foto ANSA

l'intervista

Corbellini: “Gli esperti del Monaldi di Napoli hanno messo la scienza prima dell'emozione”

Riccardo Carlino

"E’ questo l’unico modo per essere equi e fare scelte giuste. La famiglia ha dato un grande esempio di dignità e ragionevolezza". Parla lo storico ed epistemiologo

"Gli esperti riuniti all’Ospedale Monaldi di Napoli hanno messo la scienza e l’etica al primo posto. E’ questo l’unico modo per essere equi e fare scelte giuste”. Lo storico ed epistemiologo Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina all’Università La Sapienza di Roma, commenta in questo modo al Foglio la scelta dei quattro esperti che hanno giudicato impraticabile un nuovo trapianto di cuore al bambino di due anni e mezzo ricoverato da dicembre dopo una prima operazione andata male.

Fin da pochi giorni dopo la nascita, al bambino era stata diagnosticata una cardiomiopatia, una grave malformazione cardiaca che comprometteva seriamente la funzionalità del cuore. Nonostante le condizioni di salute molto critiche, era riuscito a vivere a casa con i genitori, sostenuto da una terapia farmacologica specifica. A causa della gravità della sua situazione, era stato inserito in cima alla lista nazionale d’attesa per i trapianti, dove i tempi di attesa sono generalmente lunghi: è infatti necessario trovare un donatore compatibile per gruppo sanguigno e, soprattutto, di peso simile a quello del ricevente. La svolta è arrivata a dicembre, quando i genitori di un altro bambino, morto nello stesso mese, hanno autorizzato la donazione degli organi, rendendo possibile il trapianto tanto atteso.

Il parere del pool di specialisti, provenienti dalle principali strutture sanitarie del paese , è solo l’ultimo tassello di un drammatico circuito di errori. Corbellini li mette in fila: “Nel contenitore che doveva trasportare l’organo da trapiantare qualcuno ha messo del ghiaccio secco, che notoriamente brucia i tessuti. Il chirurgo, poi, convinto che il cuore in arrivo fosse in condizioni normali, ha espiantato il cuore del bambino, ed è stato costretto ad impiantare quello compromesso”. La notizia fa il giro degli schermi, piomba nel cuore degli italiani, la premier Giorgia Meloni telefona alla madre del bambino promettendogli giustizia per quanto accaduto, il presidente della Campania Roberto Fico raggiunge l’ospedale dove è ricoverato. In un clima di emozione così forte, di drammatica attesa e speranza, gli esperti dicono no a un’altra operazione perché le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto. “La commissione ha dei parametri molto precisi che si basano sulla compatibilità genetica, sull’urgenza, sulla posizione nella lista d’attesa – spiega Corbellini – Bisogna capire quante chance di sopravvivenza ha la persona a cui viene trapiantato l’organo”. Si lavora in termini di probabilità, sulla base di dati clinici e di parametri biologici: “Questi elementi devono sempre prevalere. Del resto, il chirurgo pietoso fa peggio di quello che decide con freddezza. E quando si tratta di salvare vite non è la compassione a portare alla migliore scelta”. Di fronte a certi fatti, l’emotività va necessariamente ridimensionata: “Tutti avremmo voluto salvare quel bambino, ma se non lo si può fare, cosa facciamo? Ci laviamo la coscienza impiantandogli un cuore che non potrà usare perché ormai il suo corpicino non funziona più bene? I criteri oggettivi sono quelli che garantiscono l’equità”.

Di fronte a un 10 per cento di probabilità che l’operazione vada a buon fine, il ruolo dei genitori brilla di rara dignità. “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Apprende la non operabilità da questo team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia, non abbiamo motivo di contraddirli”, ha commentato Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bambino, parlando con i cronisti fuori dall’ospedale. “Hanno dato un grande esempio di dignità e ragionevolezza. E’ un esempio anche di come si può reagire con il mondo sanitario. Hanno dimostrato fiducia anche nella struttura, accettando addirittura che fosse quello stesso chirurgo ad operarlo di nuovo”, conclude l’esperto. Oltre il dramma, la scienza che riporta dolorosamente le cose al loro ordine.

 

Di più su questi argomenti: