Marcello Gemmato (LaPresse)
Filiera del farmaco
Il Tar boccia Gemmato sui farmaci. Il governo colleziona un'altra sconfitta in Sanità per eccesso di protagonismo
Il sottosegretario alla Salute ha scaricato sui produttori il costo del sostegno ai grossisti, ma per i giudici Aifa si è spinta oltre le competenze di legge, violando l'articolo 23 della Costituzione. Errore nel merito e nel metodo: norma scritta male, interpretazione forzata. Pasticcio politico
La sentenza del Tar Lazio pubblicata lo scorso 2 febbraio è molto più di un incidente di percorso amministrativo: è una bocciatura piena della linea seguita dal governo nella gestione della filiera del farmaco, e in particolare del tentativo di sostenere i grossisti scaricando il costo sull’industria del farmaco, inclusa quella dei generici. Una sconfitta che ha un nome e un cognome: Marcello Gemmato. Il sottosegretario alla Salute ha sbagliato nel merito e nel metodo.
Il Tar è chiarissimo: Aifa non aveva alcun potere per intervenire in quel modo. Il comunicato del 7 aprile 2025 viene giudicato illegittimo, se non addirittura nullo, perché ha introdotto “ex novo un prelievo patrimoniale” a carico dei produttori di farmaci generici, in assenza di una previsione di legge, violando l’articolo 23 della Costituzione. Ancora più grave, secondo i giudici, è l’evidente difetto di attribuzione: Aifa si è spinta oltre le competenze fissate dalla legge, alterando i rapporti economici tra soggetti privati e riscrivendo a tavolino le quote di spettanza della filiera.
Il punto politico è tutto qui. In un regime di libero mercato lo stato può sostenere un segmento strategico come la distribuzione intermedia del farmaco, ma solo nei limiti delle proprie competenze. Può intervenire con leve fiscali, agevolazioni, accise, misure di sistema. Non può invece decidere tramite atti amministrativi chi deve pagare chi, imponendo trasferimenti forzosi di risorse tra soggetti privati. È una scorciatoia che il Tar ha smontato pezzo per pezzo.
Il risultato è l’ennesimo pasticcio: una norma mal scritta, un’interpretazione forzata, una sentenza che ristabilisce i confini, mentre il settore resta nell’incertezza. E intanto il governo colleziona un’altra sconfitta, dimostrando che, quando si governa la sanità senza confronto e con eccessiva volontà di protagonismo, a pagare non sono solo le aziende, ma l’intero sistema.
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