Ansa

Il caso

Una svista nel Milleproroghe vieta ai medici di 72 anni di lavorare in ospedale

Giovanni Rodriguez

Il problema si può risolvere in Parlamento, ma i tempi della conversione non saranno brevissimi. Nel vuoto normativo che si è aperto, diversi reparti ospedalieri potrebbero andare incontro a una sofferenza immediata. Il rischio maggiore lo correrà il Sud

I dettagli, in sanità, spesso non sono mai solo tali: una norma che scade, una proroga che manca, una riga dimenticata in un decreto e si rischia la crisi di interi reparti ospedalieri. E' da queste “dimenticanze” che spesso nascono le emergenze più concrete. L’inizio del nuovo anno porta con sé proprio uno di questi casi: il venir meno nel decreto milleproroghe delle disposizioni che consentivano ai medici di lavorare fino a 72 anni e di affidare incarichi libero-professionali ai camici bianchi già in pensione. Una svista che il Governo potrà anche correggere in Parlamento, ma che nel frattempo rischia di produrre effetti immediati e destabilizzanti.

 

Perché i tempi della conversione non saranno brevissimi e, nel vuoto normativo che si è aperto, diversi reparti ospedalieri – anche essenziali – potrebbero andare incontro a una sofferenza immediata. Parliamo di circa cinquemila medici in pensione che, grazie alle deroghe introdotte negli ultimi anni, avevano continuato a garantire turni, coperture notturne, servizi specialistici difficili da sostituire. Una toppa emergenziale, certo, ma spesso l’unica possibile in un Servizio sanitario nazionale sempre meno attrattivo. E' evidente che la sanità pubblica non possa poggiare stabilmente sul lavoro di professionisti ultrasettantenni. Nessuno lo sostiene. Ma togliere di colpo questa leva, senza aver prima rafforzato gli organici, significa lasciare scoperti turni, ridurre servizi, allungare ulteriormente le liste d’attesa.

 

Il rischio maggiore lo correranno gli ospedali del Sud, già penalizzati da problemi cronici di attrattività. Strutture che faticano a reclutare medici e che avevano trovato nei pensionati una risorsa tampone per non chiudere reparti o ridurre drasticamente l’offerta. Per queste realtà, anche poche settimane di incertezza normativa possono tradursi in un’emergenza concreta. Il governo potrà rimediare, e con tutta probabilità lo farà. Ma resta l’impressione di una gestione distratta di una materia delicatissima. In sanità, le “dimenticanze” non sono neutre: hanno un costo immediato che ricade sui pazienti.

Di più su questi argomenti: