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Editoriali
Non sottovalutare i dati sul morbillo
Meno vaccini, più contagi. L’ondata di casi registrata dall'Oms è un problema anche per l’Italia
La fotografia scattata dall’ultimo report dell’Oms sul morbillo è impietosa: mentre gli sforzi globali di immunizzazione hanno salvato quasi 59 milioni di vite negli ultimi vent’anni, il virus torna a correre. Nel 2024 i casi globali stimati hanno superato gli 11 milioni, con 95.000 morti, per lo più bambini sotto i cinque anni. E’ una contraddizione soltanto apparente. Quando la copertura vaccinale arretra, il morbillo è sempre il primo a riaffacciarsi. E oggi, senza almeno il 95 per cento di protezione con due dosi e sistemi di sorveglianza efficaci, l’Oms avverte che i focolai continueranno a crescere. I dati regionali mostrano un quadro preoccupante: rispetto al 2019, i casi sono aumentati dell’86 per cento nella regione del Mediterraneo orientale, del 47 per cento in Europa e del 42 per cento nel sud-est asiatico. Solo l’Africa segna un calo, grazie al miglioramento della copertura vaccinale. Ma resta enorme il numero di bambini non sufficientemente protetti: oltre 30 milioni nel solo 2024, tre quarti dei quali in aree segnate da fragilità, conflitti o scarsi accessi ai servizi sanitari.
L’Italia non può sentirsi al riparo. Secondo l’ultimo report dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo), nel nostro paese la copertura stimata per il 2024 è del 95 per cento per la prima dose e appena dell’84 per cento per la seconda: un dato stabile negli ultimi anni, ma troppo basso per garantire l’immunità di comunità. E' proprio in queste sacche di scopertura che il virus trova spazio per ripartire, anche in paesi ad alto reddito che erano riusciti a eliminarlo. In Italia, lo scetticismo di una parte dell’attuale maggioranza verso le vaccinazioni pediatriche – fino al tentativo di trovare un varco per smantellare la legge Lorenzin – non è soltanto un dibattito identitario: è un fattore concreto che ostacola il ritorno delle coperture a livelli di sicurezza. Il morbillo non conosce confini né bandiere. Ma la responsabilità politica sì: ed è tempo che chi governa scelga da che parte stare, se con la scienza e la salute pubblica o con chi mina le basi della protezione collettiva.