ANSA/GIUSEPPE LAMI 

la nuova variante

Si sa tutto e non si sa niente. Come scudarsi da Omicron

Giuliano Ferrara

La pazienza di accettare un’epoca virale è l’unico rimedio non fatalista e non nichilista. Quel che è sicuro è che non si deve cedere alla sfiducia irrazionale

Credo di aver trovato lo scudo protettivo contro lo sconforto da variante più recente, più trasmissibile, più letale, più elusiva dei vaccini, una tale rottura che non la nomino nemmeno: si sa tutto e non si sa niente. In Giappone le varianti si sono eliminate tra loro, pare, con risultati benedetti di virtuale, dico virtuale, scomparsa del virus nel collasso mutazionale. Ma non è sicuro perché i giapponesi, nonostante il professor Cacciari, si sono fortemente vaccinati e osservano scrupolosamente le norme antivirali, da sempre portano la mascherina e da sempre si inchinano a distanza tra loro. Forse la virtuale, dico virtuale, scomparsa della variante Delta dipende da questo e non dal collasso. Chissà.

Si sa tutto e non si sa niente. Le Borse sono credulone, crollano per via della sudafricana. Ma quante volte si sbagliano, e quanti sono diventati ricchi contando sulla credulità delle Borse. Il carattere sperimentale della scienza epidemiologica, che si avvale di modelli, statistiche, tracciamenti e ricerca biologica molecolare, è per essenza un metodo flessibile, che evolve, presenta sorprese, si autocontrolla. Enciclopedia Treccani, dunque. “Sperimentale, mètodo. Procedimento che si affermò nell’indagine scientifica a partire dagli inizi del 17° secolo. Consiste nel sottoporre le ipotesi scientifiche a procedure di controllo sperimentale, che servono a confermarle (nel qual caso le ipotesi si trasformano in leggi scientifiche) o a confutarle”.

  

È un metodo induttivo, che parte dal caso particolare e cerca, dico cerca, di stabilire una costante o legge invariabilmente universale. Invece, sempre Treccani, la deduzione è “il processo logico nel quale, date certe premesse e certe regole che ne garantiscono la correttezza, una conclusione consegue come logicamente necessaria”. Due più due fa quattro, ma le varianti vanno studiate, sono la base di una ricerca sperimentale dalla quale si possono evincere alla fine ipotesi e anche leggi, ma alla fine di un percorso che in fondo, quanto al virus in circolazione, è appena cominciato. Quindi si sa molto, moltissimo, e si sa quasi niente. Si cerca, per lo più.

Eluderà i vaccini? Non si sa. Boh. Forse sì, forse no. Faranno altri vaccini idonei a contrastarla e in tempo utile a risparmiarci ulteriori disastri per la vita e l’economia? Probabilmente sì, ma probabilmente. Questione di sperimentazione. Dovremo ricominciare con i lockdown e le quarantene urbane? Chissà. Quel che è sicuro è che dobbiamo evitare il nostro collasso mutazionale, l’irruzione della sfiducia, appunto, dello sconforto, della paura irrazionale. Per ogni ipotesi o mezza ipotesi fin qui emersa quanto alle cause e agli sviluppi della pandemia, salvo l’utilità sociale accertata dei vaccini della mascherina e delle altre procedure igieniche di distanziamento, ruotano nell’aria altre ipotesi o mezze ipotesi, e da questo guazzabuglio emerge l’opinionismo maniacale del complotto e la coltivazione altrettanto maniacale della diffidenza. Siccome si sa molto ma alla fine si sa niente di definitivo, tutti pensano che si possa dire tutto. È un errore, bisogna scusarsi.

  

E allora la sola cosa che davvero si capisce, chi la vuole capire, è come ci si deve comportare, per sé e per gli altri: vaccinarsi, distanziarsi, mascherarsi, in generale darsi una calmata. La pazienza di accettare un’epoca virale è l’unico rimedio non fatalista e non nichilista, è appunto lo scudo, la ricerca della normalità nell’eccezione, che deriva dal sapere di non sapere, una saggezza superiore a ogni possibile panico.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.