Roma Capoccia

Roma Capitale, la riforma rinviata ad aprile, ma l'intesa Pd-FdI c'è

Gianluca De Rosa

M5s e Avs contrari. I dem romani devono convincere i colleghi di partito a votare, ma ora si chiedono: “Il governo regge? E se non regge ha senso spaccare il campo largo?"

Di nuovo tutto rinviato. La riforma costituzionale di Roma Capitale non arriverà in Aula alla Camera prima di aprile. Lo ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è di riuscire ad approvare la riforma con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari. Solo così si può evitare un nuovo referendum confermativo che, visto l’amore non proprio entusiasta del resto d’Italia per la capitale, avrebbe uno scontato esito negativo. E’ per questo motivo che alla maggioranza è necessario che con FdI, Forza Italia, Lega e Noi moderati voti la riforma anche il Pd. La vicenda ha spaccato il campo largo. Avs e M5s sono contrari. E in commissione hanno votato contro il testo. Il Pd, invece, si è astenuto. Segnale che un’intesa è possibile. Anzi. L’accordo tra un pezzo dei democratici (quello romano) e FdI c’è. Regge. A via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, si usa dire: “Questa riforma l’ha praticamente scritta il sindaco Gualtieri, il Pd non può non votarla”.

 

E però ieri a Montecitorio il clima era surriscaldato dal caso Santanchè e dagli strascichi battaglieri del referendum sulla giustizia. Insomma, non proprio l’ideale per una convergenza bipartisan. “E così si è scelto di rinviare”, spiegano da FdI. Versione confermata anche da chi, dentro il Pd romano, lavora a convincere anche i parlamentari dem che vengono da altre regioni a sostenere la riforma. Da queste parti si prende tempo affidandosi ai tecnicismi che, in questo caso, prendono la forma della legge ordinaria che dovrà attuare la riforma costituzionale. Quest’ultima infatti prevede di dotare la capitale dei poteri di una regione su diverse materie. E però il dettaglio e la sostanza della norma, come dicevamo, saranno inseriti solo nella legge ordinaria. Su questo c’è un tavolo tecnico istituzionale dove siedono Palazzo Chigi e Campidoglio. E proprio su questo tavolo si appoggia oggi il Pd per celare le divisioni interne. “Aspettiamo gli esiti di quel tavolo per capire cosa votare”, è la versione ufficiale dei dem. In questa attesa però, dicono vecchie volpi democratiche, chissà che cosa succede al governo. “Siamo sicuri che reggerà abbastanza da poter portare in porto la riforma?”. Insomma, se non siamo certi che il governo duri abbastanza per arrivare alla mèta meglio allora non spaccare il campo largo (e il partito) per nulla.

Di più su questi argomenti: