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roma capoccia

Il Comune vuole rilanciare Via Veneto con un progetto da 4,5 milioni di euro. Ed è subito "La Dolce Vita"

Gianluca Roselli

Un progetto di riqualificazione che prevede un asfalto nuovo e interventi sull'illuminazione e decoro urbano. Tuttavia, la narrazione che lega la strada al mito della Capitale glamour risulta farlocca: quella fase c’è stata, è durata quel che è durata, e poi è passata e non tornerà più

Roma. Via Veneto si rifà il trucco grazie a un’operazione del Comune del valore di 4,5 milioni di euro: verrà rimesso l’asfalto, cambiati i lampioni che diventeranno più parigini, tolte le vecchie insegne ormai anacronistiche e sistemate le aiuole. “Quello a cui miriamo è una riqualificazione integrale della strada. Toglieremo tante brutture e tornerà a essere bellissima”, ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici, Ornella Segnalini. Evviva. Il decoro urbano deve stare ai primi posti dell’agenda della città. Ma è qualche titolo di giornale a procurarci attacchi di bile: “Così la Dolce Vita tornerà a Via Veneto”. Titolo che viene sempre buono ogni volta che accade qualcosa da quelle parti. Claudio Briatore apre Crazy Pizza? Torna la Dolce Vita. Inaugura Nobu con hotel e ristorante? Riecco la Dolce Vita. Dolce & Gabbana organizzano qui la loro sfilata? Sarà di nuovo Dolce Vita.

 

Una narrazione farlocca che oltretutto fa molto male a una delle strade più famose del mondo. Per il semplice fatto che qui la Dolce Vita c’è stata, è durata quel che è durata, e poi è passata e non tornerà più. Via (Vittorio) Veneto è diventata tutt’altro rispetto al film di Federico Fellini, pellicola che oltretutto, a detta dello stesso regista, raccontò un’epoca che già all’uscita del film (1960) era già morta e sepolta. Per questo oggi la retorica della Dolce Vita ha il sapore di un inutile accanimento terapeutico, una formuletta che non serve nemmeno più come acchiappa turisti. Stacchiamo la spina e basta. Perché più che ai paparazzi, ai caffè eleganti e alle dive americane oggi la strada fa pensare agli scheletri e ai teschi del Convento dei Cappuccini. Ora, senza arrivare agli eccessi di James Joyce (“Roma è come qualcuno che si guadagna da vivere mostrando ai turisti il cadavere della nonna”), però, insomma, ci siamo capiti. Lasciate in pace Via Veneto nella sua malinconica e nobile decadenza.

 

Per capirne di più su com'è oggi ci siamo fatti una passeggiata all’ora di pranzo di un giorno feriale. Ebbene, più che la strada del divertimento è il luogo del lavoro. Ci sono molte banche (Intesa, Desio, Mediolanum, Bnl-Bnp), nuovi hotel di lusso oltre al mitico Excelsior, due ministeri (quello del Lavoro, con il palazzo dedicato a Marco Biagi, e quello delle Imprese e del made in Italy, ex sviluppo economico) e due grandi società di consulenza, dove lavorano centinaia di persone: Ey e Deloitte, quest’ultima nel palazzo che fu dell’Iri e di Bnl. Così all’ora di pranzo la strada è invasa da lavoratori, piuttosto giovani, che sciamano in pausa pranzo. Vestiti di blu e di nero, tante camice bianche e cravatte per gli uomini, pantaloni, giacche e tacchi bassi per le ragazze. I ristoranti più famosi non sono la loro meta, a meno che qualcuno voglia spendere 35 euro per uno spaghetto e altrettanti per un’insalata. All’ora di pranzo Nobu è semi vuoto, così come Crazy Pizza e Doney, dove forse si vede qualche dirigente. Il posto più affollato è invece Gargani (sarà parente di quello ai Parioli?), una salumeria-rosticceria con prezzi economici dove i travet si sfamano. Per il resto, è un deserto dei tartari, non si vedono nemmeno americani e arabi, forse pure loro hanno capito che la Dolce Vita non abita più qui. Anche l’Harry’s Bar è vuoto, mentre il Cafè de Paris è chiuso dal 2009. Sono 12 le attività dismesse ma, a vedere il numero delle vetrine sfitte e abbandonate, sembrano molte di più. Pure i night club non se la passano bene: è chiuso e in vendita il Diva Futura, il mitico locale di Riccardo Schicchi e Cicciolina, mentre è ancora aperto ma decisamente fané il Cica Cica Boom. Insomma, anche la famosa scena della Grande Bellezza con Jep Gambardella che va a trovare il vecchio amico in un locale di lap dance dove conosce Sabrina Ferilli sembra già decontestualizzata. Riscendendo verso piazza Barberini troviamo la nuova sede del Tartarughino (mitologico locale della ‘Roma da bere’ già a Via Della Scrofa), ma è chiusa per lavori. Resiste, invece, l’Hard Rock Cafè, ma ci sono solo turisti. I romani da qui passano distratti e veloci diretti altrove. Sull’altro lato una volta c’era una bella libreria Arion, chiusa da tempo. Al suo posto un bistrot tipo finta “osteria romana” che fa le “Fettuccine Alfredo” a 12 euro. Un affare.

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