Roma Capoccia

Stadio della Roma, FdI pronta all'astensione (con un occhio al dopo Gualtieri)

Gianluca De Rosa

Sarà la strategia dei meloniani per tutti i progetti del Pd a cui non si può dire di no. Domani il voto sull’interesse pubblico in Aula

Venerdì l’Assemblea capitolina voterà l’interesse pubblico per il progetto del nuovo stadio della Roma. Fratelli d’Italia si asterrà. I consiglieri non si opporranno, ma non approveranno l’interesse pubblico sul progetto dell’As Roma e del comune per la nuova arena giallorossa. L’annuncio verrà fatto oggi dal gruppo capitolino del partito di Giorgia Meloni, che ha convocato una conferenza stampa insieme al coordinatore romano e deputato Marco Perissa. Il sostantivo astensione però sarà più di un voto. Sarà la strategia del partito su tutti i più scottanti dossier infrastrutturali della città. Dallo stadio, appunto, fino al termovalorizzatore. Passando per gli ex mercati generali l’ex fiera di Roma. FdI non vuole passare come il partito del No. Ma è anche vero che tra poco più di un anno si vota. E di certo i meloniani non possono passare per quelli che avallano tutte le scelte delle attuale sindaco Pd Gualtieri. Astensione, dunque, che significa: sì alle opere, ma non così. Oggi infatti spiegheranno per filo e per segno cosa non va nell’attuale progetto dello stadio: dal nodo della mobilità, fino ai 30 milioni di euro di oneri senza vincolo di destinazione. Critiche specifiche per dire: se vinciamo nel 2027 non stracceremo il progetto, ma chiameremo la Roma per modifiche essenziali a rendere lo stadio un’opera di vero interesse pubblico. Un approccio che sarà replicato nel programma anche per quel che riguarda il termovalorizzatore. E’ noto che dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli in giù, siano tanti i Fratelli molto contrari al progetto, e però quando in Parlamento qualcuno ha provato a fermare il progetto, i parlamentari di FdI si sono attenuti all’indicazione arrivata da Chigi: si va avanti. Troppo rischioso, pensa Meloni, dire no a partite così cruciali. E non è un caso che il sindaco non abbia mai riservato mezzo attacco alla premier. Sulla capitale, Meloni si è rivelata più fedele alla sua città che al suo partito. Ma la corsa al Campidoglio si avvicina. E se sul più importante intervento, i lavori per il completamento della metro C, i Fratelli potranno rivendicare senza timore di smentita che è stato il governo guidato dalla loro Capa a fornire a Roma i fondi necessari per completare l’opera fino a Farnesina, sul resto la strada è più tortuosa. E’ quella dell’astensione appunto: sì ai progetti, ma no a come li ha immaginati Gualtieri.

A legislazione attuale per il Campidoglio si voterà a primavera 2027. E’ chiaro che ai meloniani piacerebbe avere un programma ben redatto già per questa estate ( a luglio si svolgerà Piazza Italia, la festa della federazione romana del partito). Ma solo in autunno, sono tutti convinti, si comincerà a discutere del nome del candidato. Attendendo anche cosa sarà della legge elettorale per i comuni sopra i 100 mila abitanti. Su imput di FdI l’iter di modifica è in corso al Senato. “ E’ chiaro che se chi arriva al 40 per cento vince al primo turno cambia il criterio di selezione dei candidati”, è il ragionamento che fanno i meloniani capitolini. A via della Scrofa sono convinti che l’attuale sistema sia svantaggioso per i candidati più identitari. Non a caso nel 2021, nella speranza di essere competitivi a un eventuale ballottaggio, FdI scelse il “civico” Michetti. Ma se con il 40 si può vincere, le cose cambiano. Nel 2021 Michetti – con anche Calenda e Raggi in campo – si fermò al primo turno al 30 per cento. Ma se la candidata questa volta fosse Arainna Meloni? Con quel cognome scritto sulla schede le cose potrebbero avere un esito diverso e soprendente.