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Roma Capoccia

Le proteste dei cittadini romani contro i cantieri della metro in centro

Gianluca Roselli

Per molti l'arrivo di una nuova stazione non è un valore aggiunto, ma un rischio di degrado assicurato. Non importa quanto il progetto possa essere ambizioso

Roma. Da qualche settimana in centro è scoppiata la rivolta dei residenti contro il cantiere della metro C alla Chiesa Nuova, nel bel mezzo di corso Vittorio, che sta procurando disagi, tanto da essere partita già una raccolta di firme. A spaventare è soprattutto la durata: 4.078 giorni, ovvero 11 anni e 6 mesi, un’eternità. A patto che questa tempistica sia rispettata. “Qui c’è uno dei set del barocco più straordinari al mondo e si vuole realizzare un’archeo-stazione che va contro tutte le regole urbanistiche. Stazione dove immagino compariranno negozi nel quadro di una sempre crescente commercializzazione turistica della città con l’obiettivo di far scappare per sempre i residenti”, ha spiegato l’ex direttrice della Galleria Borghese, Anna Coliva, in un recente programma tv.

L’ampliamento della linea C è ambizioso, perché taglia tutto il centro, in luoghi ove la metro non esiste. Le stazioni in costruzione sono Venezia, Chiesa Nuova, Piazza Pia/Castel Sant’Angelo, Ottaviano (incrocio con Linea A) e Mazzini (costo stimato 4 miliardi). A cui, in seguito, si aggiungeranno Auditorium e Farnesina. Insomma, si potranno raggiungere Auditorium, Olimpico e Foro Italico in metropolitana. Non sarà meraviglioso?

Manco per niente. Perché a Roma, spesso, l’arrivo della metro per i residenti non è un valore aggiunto, ma rischio di sicuro degrado. Nel nostro piccolo l’abbiamo sperimentato nei primi anni romani quando, conversando con un avvocato penalista pariolino doc, ci siamo sorpresi nel sentirgli dire: “La metro ai Parioli? Per carità! Speriamo non arrivi mai, rovinerebbe il quartiere, lo devasterebbe….”. Lo stesso ragionamento è capitato di ascoltarlo di recente da un amico residente al Flaminio: “Questo quartiere è un giusto mix tra anima popolare e una giovane borghesia di professionisti. Se arriverà la metro, addio: triplicheranno gli affitti brevi e saremo invasi dai turisti…”.

Vade retro metropolitana, dunque. I dati sui movimenti immobiliari in città danno risultati contrastanti: aumentano i prezzi nelle zone raggiunte dalle stazioni come Cipro e Valle Aurelia (+ 6%) e Centocelle (+ 8%), ma a crescere di più è il Flaminio nella parte di Villa Riccio (+ 10%), dove fermate non ce ne sono. “La metropolitana a Roma può essere considerata una metafora della città, un miraggio di modernità costretto a passare attraverso impedimenti storici, come se la sua storia gloriosa ne rallentasse il futuro. Qui è talmente dispendioso e faticoso realizzare una nuova linea che le stazioni diventano tappe di una via crucis”, osserva Riccardo Bocca, giornalista e scrittore (ex Espresso e SkyTg24 ora a The Post Internazionale), che anni fa pubblicò il libro “Roma, città a parte” (Mondadori) dove, con sagacia e ironia, esaminava gli aspetti peculiari della romanità con lo sguardo del nuovo arrivato. “Per non parlare del pregiudizio negativo: per molti romani prendere un mezzo pubblico è da reietti, sono posti che è meglio non frequentare, da cui tenersi lontani”, aggiunge Bocca. E infatti tra le migliaia di cittadini in pellegrinaggio alla nuova archeo-stazione Colosseo della Linea C c’era pure chi in metro non è mai sceso. “Andiamo a vedere la metropolitana!”. Ma perché questa diffidenza? “Se da un lato è una Capitale aperta al mondo, esiste però anche una chiusura di radice paesana dove i quartieri prevalgono sul senso complessivo della città. Per un rione coltivare la propria identità è una ricchezza, crea comunanza e condivisione. Ma è anche un modo per difendersi da un processo di 'turistizzazione' che ha già colpito l’intero centro storico e rischia di diffondersi altrove. Non dimentichiamo, poi, che Roma è una città divisa in caste e la zona dove si abita racconta molto del nostro status sociale, chi siamo e cosa facciamo. E tutto ciò si tende a difenderlo da indesiderati agenti esterni, dove anche una stazione della metro può essere destabilizzante”, fa notare ancora Riccardo Bocca. Roma è l’unica città al mondo dove, in certi ambienti medio alti, a una maggiore facilità di movimento senza automobile si preferisce uno splendido isolamento. Senza nemmeno un briciolo di afflato futuristico alla Battisti-Panella. La metro dei riflessi/gli sguardi verso il vetro/ gli appositi sostegni verticali….

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