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Il giallo del trenino giallo. Una settimana senza risposte

Enrico Cicchetti

La ferrovia Termini-Centocelle è ferma dall'incidente fra due convogli avvenuto il 4 marzo scorso. Nessuna navetta sostitutiva, solo un cartello e il solito bus. Voci dalla Casilina

Sono le dieci e mezza di martedì mattina. Non certo un momento di grande affluenza per i mezzi pubblici. Eppure la fermata del bus su via Casilina incrocio Filarete, a Torpignattara, è parecchio affollata: c'è un capannello di persone che si chiede come fare a raggiungere Termini, ora che non c'è più “il trenino giallo”. Di giallo è rimasto solo un cartello, come nella canzone di De André. Questo però non saluta nessuna Bocca di Rosa, ma dice: “ATTENZIONE ferrovia Termini-Centocelle chiusa sull'intera linea, in alternativa utilizzare la linea BUS 105”. Il 105 copre più o meno la stessa direttrice ma, ovviamente, ha una capacità ridotta di circa la metà rispetto a un treno di quattro vagoni, che passava ogni quindici minuti circa.

 

Sul cartello giallo c'è anche il numero verde, il contatto X e quello WhatsApp per avere più informazioni. Li proviamo tutti: “Buongiorno, a che ora passa il primo 105 direzione Termini da Casilina/Filarete?”. La risposta – automatizzata – è sempre la stessa: “Per lo stato del servizio in tempo reale consulta…” e un link alla pagina web. Oppure ci si può affidare alle portentose capacità dell'AI: si chatta con Julia, “l'assistente virtuale di Roma, creata per aiutarti a vivere la città in modo facile e piacevole”. Risposta: “Prossimo autobus: ore 10:42. Successivo: ore 10:45. Seguente: ore 11:29”. Insomma, due vetture a distanza di tre minuti e poi un buco di tre quarti d'ora.

 

Intanto il capannello si fa più corposo. Arrivano anche due tizi con la divisa dell'Atac. “Scusate, ma il 105 è stato potenziato? Domattina devo essere in stazione alle 8”. “Boh, potrebbe esserci qualcosa”. Le più incarognite sono alcune donne. “Dovrebbero mettere più corse”, fa una signora di mezza età. “Dovrebbe funzionare l'Atac!”, le fa eco un'altra, con più anni e meno pazienza.

  

Tutto è cominciato mercoledì 4 marzo, con un incidente all'altezza di Ponte Casilino: un convoglio è finito fuori dai binari, incastrandosi con quello che arrivava in senso opposto. Secondo Metrovia, associazione che studia la mobilità capitolina, era un disastro in qualche misura annunciato: in quel tratto c'è un restringimento a binario unico, con precedenza obbligata. Atac prima ha parlato di “svio”, un deragliamento, poi ha ammesso di non sapere esattamente cosa fosse successo, annunciando una commissione tecnica. I vagoni sono stati rimossi, i binari liberati, ma la ferrovia è ancora chiusa, senza data di riapertura e senza navette sostitutive: solo il 105, spesso già saturo. Anzi, qualcuno già dubita di rivederlo in funzione quel “trenino giallo”.
  
“Gli italiani alla manutenzione preferiscono l'inaugurazione”, scriveva Leo Longanesi nel 1955. Settant'anni dopo, poco è cambiato. La Termini-Centocelle è una linea destinata a chiudere definitivamente, probabilmente entro l'estate, per lasciare spazio alla futura tranvia Termini-Tor Vergata, la cosiddetta linea G. Lo scorso 27 febbraio, la commissaria straordinaria del governo Maria Lucia Conti ha firmato l'ordinanza che approva il progetto definitivo dell'opera (valore complessivo 268 milioni di euro). Entro il 31 marzo il Comune pubblicherà il bando di gara. I lavori, stando all'ordinanza, dureranno “1.440 giorni naturali e consecutivi”. Quasi quattro anni. E si sa che a Roma, quando si dice quattro anni di cantiere, si tende ad arrotondare per difetto. Pure parecchio. Basta guardare alle note vicende della linea C della metro.

   

Alla fermata di Casilina/Filarete il 105 arriva, finalmente. Le otto fermate precedenti lo hanno già riempito. Si affolla in pochi secondi. Qualcuno resta sul marciapiede ad aspettare il prossimo. Julia dice che passa fra tre minuti. Forse. Sul cartello giallo, il numero verde è ancora lì, paziente. Risponde un messaggio automatico. È il mezzo più efficiente di tutta la tratta.

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  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti