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Roma Capoccia

Tra strappi e riformulazioni: Roma capitale inciampa verso la meta

Andrea Venanzoni

Uno scontro infuocato tra Pd e maggioranza rende più complicato sbrogliare la matassa della riforma costituzionale che dovrebbe finalmente riconoscere la specificità della Capitale e darle una piena forma istituzionale, munita di fondi e poteri, compresi quelli legislativi

Fumata nera, grigia, poi forse bianca. Interlocuzioni frenetiche e tavoli tecnici per sbrogliare la matassa della riforma costituzionale che dovrebbe finalmente, condizionale sempre d’obbligo, riconoscere la specificità della Capitale e darle una piena forma istituzionale, munita di fondi, certo, ma soprattutto poteri, compresi quelli legislativi. Tutto era sembrato sul punto di cadere, e di infrangersi contro il muro delle diverse sensibilità politiche. Il 27 febbraio è emerso uno scontro decisamente infuocato tra il Pd, che accusava di spirito anti-romano un emendamento a firma Lega, e la maggioranza che rispedendo al mittente l’accusa se la prendeva con il Partito democratico e il rischio di far saltare tutto. Va detto che le continue riformulazioni dell’emendamento in oggetto, e il ritiro di uno precedente a firma del leghista Igor Iezzi, hanno tradito non banali fibrillazioni interne agli stessi partiti che sostengono il governo. L’emendamento ritirato nei fatti avrebbe esteso i poteri speciali a tutti i capoluoghi, seguendo una direttrice di ‘città-capitali’ plurime e così, nei fatti, dequotando la capitalità costituzionalmente riconosciuta di Roma e le sue oggettive peculiarità. La riformulazione dell’emendamento, come ha spiegato il relatore del ddl concernente Roma Capitale Paolo Barelli, di Forza Italia, distingue ora tra un ampliamento significativo delle funzioni amministrative, riconosciute ai capoluoghi, e quello riguardante anche la devoluzione di competenze legislative, in capo esclusivo queste a Roma Capitale. Quindi Roma si trasformerebbe in una città con potestà legislative che dovranno essere trasferite all’esito di una intesa con gli altri livelli, statale e regionale, interessati.

L’iniziale strappo politico-normativo aveva suscitato nella Presidente del Consiglio Giorgia Meloni grande malumore e preoccupazione nel governo e in quegli esponenti di FdI, come il Vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che su Roma da tempo spendono notevoli energie politiche e di policy legislativa. D’altronde è comprensibile anche la posizione della Lega, partito travagliato al suo interno, tra un’anima ormai nazionale e una storicamente nordista. La composizione raggiunta produce nei fatti quel che Alfonso Colucci, del M5S, ha descritto come ‘autonomia differenziata comunale’: l’esponente del partito di Giuseppe Conte non intendeva la locuzione come complimento, ma va dato atto che si tratta di efficace sintesi. Aumenta il perimetro federalizzante, per via dell’incremento delle funzioni amministrative riconosciute, delle città più rilevanti d’Italia, e del pari Roma trova razionale conclusione di un tormentato iter avviatosi farraginosamente con la riforma del Titolo V, quando per la prima volta la Città Eterna fece capolino nel dettato costituzionale quale Capitale d’Italia. I Costituenti infatti non ritennero opportuno, per intuibili ragioni legate al peso mitografico che la città aveva rivestito durante l’esperienza fascista, indicare espressamente Roma come Capitale nella formulazione originaria della Costituzione. Anche dopo la riforma del Titolo V e il riconoscimento esplicito la strada è rimasta però in salita, soprattutto per l’attuazione piena di questa ‘capitalità’. Ora, per la prima volta, sembra che le tempistiche parlamentari, intrecciate con quelle della legislatura e con la volontà del governo, consentano di porre la parola fine alla tormentata telenovela capitale. E qui si apre una partita nella partita, tutta politica: il sindaco, al netto della complessa fase di assestamento e adeguamento, non sarà più un semplice sindaco di ente locale, ma nei fatti il vertice di un organismo con potestà, anche, legislativa. Un incentivo per quello stesso centrodestra che sta riconoscendo questa natura speciale a individuare un candidato altrettanto speciale per le prossime elezioni dell’ente, che si terranno l’anno prossimo.

 

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