Roma Capoccia
La Roma post giubilare mostra il volto ecologico e si candida “capitale dell'acqua”
Da una parte le grandi opere e i sogni di grandeur, dall'altra la tutela ambientale e il recupero delle acque piovane. La città, secondo la mozione di candidatura, si impegna a promuovere “innovazione e cultura dell’acqua” all’interno di quello che viene chiamato “Blue deal”
Da un lato la grandeur: Roma che batte i record di presenze durante il Giubileo, Roma che vuole le Olimpiadi, Roma che sogna due nuovi stadi, Roma con le fermate archeologiche della metro, Roma che sfida le critiche interne al Campo largo e mette mano al progetto del termovalorizzatore. Poi c’è l’altra faccia, quella della Roma bucolica che si candida a “capitale dell’acqua”: fiume, acquedotti, mare, tutela ambientale, no spreco, riuso. Non è un manifesto di decrescita felice, ma è abbastanza per ricompattare il Campo largo suddetto, tanto che, il 3 marzo, la mozione di candidatura presentata dalla presidente dell’Assemblea Svetlana Celli è stata accolta come il passo che asseconda lo spirito del tempo, con Roma che si aggiunge alla triade Venezia, Napoli e Genova sulla via delle città eco-virtuose.
“L’acqua non è solo una risorsa da sfruttare, ma un bene comune fonte di vita, da mettere al centro per la sostenibilità dell’umanità e del pianeta”, ha detto il sindaco dem Roberto Gualtieri, ricordando il piano da 2,5 miliardi in materia (obiettivo: reagire ai disastri climatici e “guardare all’acqua in modo diverso”). Roma si impegna quindi, secondo la mozione, a promuovere “innovazione e cultura dell’acqua” all’interno di quello che viene chiamato “Blue deal”. “Porteremo avanti azioni che già intraprendiamo come Roma Capitale”, ha detto Celli, puntando all’alleanza con le altre suddette città dell’acqua. Ultima (ma non ultima), la lectio magistralis del sociologo ed economista Jeremy Rifkin, autore del saggio “Pianeta Acqua”. “Stiamo assistendo all’inizio della fine di una vecchia visione del mondo”, ha detto, “e la prima cosa da riconoscere è che non abbiamo una comprensione adeguata del luogo in cui viviamo”.
In pratica, a Roma si seguirà il percorso tracciato dagli assessori alla Mobilità Eugenio Patanè e all’Ambiente Sabrina Alfonsi, per la quale “Roma punta ad accelerare la transizione verso l’economia circolare, investendo sull’impiantistica innovativa per il trattamento dei rifiuti e promuovendo una cultura del riuso e del riciclo”. Cioè: si vorrebbe intensificare la “forestazione urbana” e procedere verso l’elaborazione di un “Piano del Verde e della natura”, con interventi di “depaving” per permettere al suolo di “respirare” e la realizzazione di “rain garden” per riutilizzare le acque piovane. E oggi, all’Auditorium, verranno assegnati i “Blue Awards 2026”, premi alle migliori idee degli studenti romani per proteggere acqua e biosfera.