Roma Capoccia

I pentiti di Airbnb

Gianluca Roselli

Dopo gli eccessi del Giubileo si va verso un 20 per cento in meno di case ai turisti. Ma c’è un ma

I “pentiti di Airbnb”, titolano i giornali in questi giorni, elencando numeri secondo cui molti romani stanno tornando indietro sull’affitto a breve: molti di coloro che hanno messo a reddito immobili affittando ai turisti starebbero tornando sui loro passi, con una retromarcia verso gli affitti tradizionali, a lungo periodo. Vedremo dunque meno lucchetti e trolley nel centro storico, a Trastevere e a Monti? Le cose non stanno esattamente così. “E’ vero che siamo di fronte a una contrazione della domanda nell’ordine del 10 per cento rispetto a un anno fa, a fronte però di uno smisurato aumento dell’offerta di immobili, nell’ordine del 30, nel 2025, anno del Giubileo (con 21 mila immobili messi sulle piattaforme). Un’offerta eccessiva che ora andrà verso una contrazione delle case sul mercato nell’ordine del 20-30 per cento, con un effetto rebound”, spiega Marco Celani, presidente dell’Associazione italiana gestori di affitti brevi (Aigab). Nel 2025, causa Giubileo, gli host (gli affittuari privati di case) sono parecchio aumentati poiché attratti dalla massa di pellegrini in arrivo in città. A mancare, però, secondo i dati di Aigab, sono stati i turisti normali. “La famiglia o la coppia altospendente che vuole godersi una settimana o un week lungo a Roma ha rimandato il viaggio per non trovarsi in mezzo ai pellegrini. Lo stesso fenomeno sta avvenendo a Milano per le Olimpiadi”, sostiene Celani.

 

I motivi per cui si torna indietro da un affitto a breve sono diversi: innanzitutto molti host singoli si rendono conto che – tra la percentuale alle piattaforme, il dover pagare un’impresa di pulizie e al netto delle tasse e delle utenze – i guadagni non sono così elevati come si sarebbe immaginato, a fronte di un impegno gravoso difficile da gestire per chi svolge un’altra attività. Molti hanno scoperto che il gioco non vale la candela. E allora che si fa? Si torna all’affitto lungo? “Il verbo ‘tornare’ è sbagliato, perché solo il 2 per cento di questi immobili prima era affittato a lungo termine, la maggior parte erano vuoti (162 mila gli immobili vuoti in città secondo Istat). A quel punto si presentano due opzioni: ci si affida a un “property manager” che gestisce la casa al posto del proprietario oppure si rimette in affitto preferendo però contratti medi, transitori, della durata al massimo di 12 mesi”, racconta Marco Celani. Ergo, se un po’ di case torneranno in affitto normale, anche se transitorio, significa che nel centro storico della città si alzerà il numero dei residenti? “Anche qui c’è da sfatare un luogo comune, ovvero che il centro si spopola perché i residenti si trasferiscono altrove per affittare ai turisti. Non è così: il centro di Roma, così come quelli di Firenze o Venezia, hanno iniziato a spopolarsi vent’anni fa, perché in pieno centro storico, tra mancanza di servizi, parcheggi, supermercati, ztl, eccetera, la vita è diventata impossibile. Basti pensare che a Roma solo l’1,4 per cento degli immobili complessivi – ovvero 20.606 abitazioni su 1,4 milioni – è promosso on line con finalità di affitto breve (pari al 12,7 per cento degli immobili vuoti). Parliamo di una percentuale irrisoria, mentre la narrazione mediatica e politica dà loro tutta la colpa dello svuotamento del centro”, sottolinea il presidente di Aigab. Sempre secondo un documentato report dell’associazione, l’occupazione di questi alloggi da parte dei turisti nel 2025 è stata pari al 68 per cento con una durata media di soggiorno di 4 giorni. Questo significa che i romani affittano anche secondo della stagionalità. “E ora, con le norme più stringenti in arrivo anche qui da parte del Comune, dopo i casi di Firenze e Bologna, gli host rischiano semmai di diminuire, a tutto vantaggio degli hotel, che aumenteranno i prezzi”, viene spiegato. Ma perché molte persone preferiscono affittare una casa piuttosto che andare in hotel? “Innanzitutto è una questione di spazio, un appartamento è sempre più ampio di una stanza d’albergo. Poi perché sempre più spesso si lavora anche in vacanza, quindi occorre una postazione di lavoro confortevole. Infine, con un appartamento non si è sempre obbligati a cenare fuori. E per una famiglia è un bel risparmio…”, fa notare Celani. Dunque, la definizione “pentiti di Airbnb” è fuorviante, ma chi pensava di diventare ricco affittando la casa ereditata dalla nonna, quello sì, è rimasto deluso.

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