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Roma Capoccia

Stasera la prima di “Inferno” di Ronchetti al Teatro dell'Opera

Mario Leone

L’idea centrale nasce dalle sonorità descritte da Dante nella sua opera: “Ho concepito ‘Inferno’ come una sequenza di paesaggi sonori evocati dal poeta – spiega la compositrice –, cangianti, metamorfici e apocalittici, che seguono la spirale del viaggio verso il centro della terra"

“Inferno” di Lucia Ronchetti arriva stasera per la prima volta in Italia al Teatro dell’Opera di Roma. Commissionata da Oper Frankfurt e Schauspiel Frankfurt, l’opera ha debuttato nel 2021 al Bockenheimer Depot in tedesco. Al Teatro Costanzi viene proposta in versione italiana: la prima è stasera alle 20 (repliche fino al 7 marzo), in diretta su Radio3, con l’Ensemble Neue Vocalsolisten e il coro e l’orchestra del Teatro diretti da Tito Ceccherini. “Tengo molto a questa produzione – dichiara il sovrintendente Francesco Giambrone – perché rappresenta una tappa significativa nel nostro percorso strategico: ampliare l’arco temporale del repertorio e dare spazio a opere poco presenti nelle stagioni italiane. Molti compositori italiani sono più attivi all’estero che in patria; per questo il Teatro della Capitale deve prestare particolare attenzione alla musica contemporanea. Con ‘Inferno’ si conclude un progetto triennale dedicato a tre compositrici donne: Silvia Colasanti, Kaija Saariaho e ora Lucia Ronchetti. Il pubblico italiano merita di ascoltare questa musica: vogliamo allargare l’offerta, stimolare curiosità e proporre nuove occasioni di ascolto anche in futuro”.

 

Lucia Ronchetti compie scelte testuali audaci, ottenendo un esito sorprendente. Assegna la voce esteriore del Sommo Poeta a un attore (Tommaso Ragno), mentre le voci interiori spettano all’Ensemble Neue Vocalsolisten. Il coro rappresenta la massa dannata e caotica di demoni e peccatori. Dante, privo di Virgilio, incontra tre figure chiave: Francesca da Rimini (soprano Laura Catrani), Ulisse (tenore Leonardo Cortellazzi) e Lucifero (basso Andreas Fischer). L’epilogo è firmato da Tiziano Scarpa, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. La partitura di Ronchetti ha un forte respiro operistico, intrecciando sentimenti estremi e contrastanti. L’idea centrale nasce dalle sonorità descritte da Dante nell’“Inferno”. “Ho concepito ‘Inferno’ come una sequenza di paesaggi sonori evocati dal poeta – spiega la compositrice –, cangianti, metamorfici e apocalittici, che seguono la spirale del viaggio verso il centro della terra. La musica scaturisce dal linguaggio stesso di Dante, dalla sua estasi narrativa unita alla profonda consapevolezza delle tenebre che avvolgono ogni ricerca di conoscenza”. Ne deriva una tavolozza timbrica ricchissima e raffinata, capace di esprimere le emozioni del regno infernale. Per ottenerla, Ronchetti sceglie un organico orchestrale con quattordici ottoni, quattro gruppi di percussioni (dodici timpani complessivi), un quartetto d’archi e ulteriori elementi sonori in dialogo con il testo dantesco.

 

La regia di David Hermann (al debutto in Italia) segue le suggestioni della partitura, mostrando un inferno che emerge lentamente e inesorabilmente: non un aldilà lontano, ma un abisso che appartiene al nostro mondo. E’ questo l’aspetto più potente della produzione: l’“inferno quotidiano”, generato dalla coscienza dei nostri limiti, dalla finitezza del corpo e dalla nostra capacità di sbagliare. Il viaggio con Dante non è morale, ma profondamente umano. Al culmine, Lucifero non resta muto: parla. Il male diventa così carnale, concreto, tangibile, udibile. Ci circonda da vicino: forse non serve scendere all’inferno per incontrarlo.

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