Ansa
Squadre e mattoni
Il nuovo stadio, le firme contro Lotito, i tifosi in sciopero: la Lazio nel ciclone
Il presidente ha presentato il progetto per il nuovo impianto. Ma i dubbi sono ancora molti
Sogno per alcuni, incubo per altri, mezzo sogno e mezzo incubo per i tifosi, canovaccio per raccolte firme contro la dirigenza che uniscono Osho ad Alessandro Di Battista: il futuribile cosiddetto “stadio della Lazio”, già stadio Flaminio, non è ancora nato, ma è come se lo fosse, per la quantità di entusiasmi e timori che suscita. E insomma, due giorni fa, quando la Lazio ha presentato il progetto a Formello, c’era chi si attaccava alla sensazione che il Campidoglio approvasse la prospettata ristrutturazione dell’impianto progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi tra il 1957 e il 1958, e chi si sente nel limbo: che effetto avrà lo stadio sul quartiere? E quanto ci vorrà? (I tifosi, allarmati dalla temuta mancanza di risorse e in polemica con la dirigenza in generale, intanto scioperano disertando le partite della squadra all’Olimpico).
Al netto delle firme e dei timori, la road map è scritta: dieci giorni mancano all’insediamento della Conferenza dei servizi preliminare che dovrà esaminare la proposta (a cui partecipano anche Campidoglio, Regione e Soprintendenza). I tecnici, intanto, spaziando tra settori (Mobilità, Beni culturali e Ambiente) dovranno venire a capo del primo problema: il vincolo a cui è sottoposto l’impianto progettato da Nervi. Si passerà poi all’eventuale richiesta di integrazioni, per poi procedere, previo passaggio in Conferenza dei servizi, alla delibera di interesse pubblico da portare in Aula, con tutto il contorno di preoccupazioni su acustica, impatto sul traffico del quadrante e parcheggi. L’idea di Lotito è procedere a passi veloci per inaugurare nel 2031-2032, ma in mezzo c’è un mare fatto di dubbi, verifiche e contro-verifiche su quello che è stato descritto come “sistema architettonico a “matrioska”, con due “involucri distinti ma armoniosamente interconnessi”, impianto sottostante in cemento armato da restaurare urgentemente e futura copertura per tutti gli spettatori. L’idea è quella di creare una sorta di “catino” che permetta una visione più ravvicinata, con la copertura suddetta a fare anche da parziale isolante acustico. “Il progetto”, hanno spiegato gli architetti ” immagina lo stadio come un luogo vivo e pulsante per 365 giorni l’anno. Oltre a ospitare eventi sportivi, sarà dotato di spazi dedicati a ristoranti, negozi, palestre, uffici e aree per eventi culturali, come concerti o manifestazioni pubbliche”. Elemento di rigenerazione urbana, dicono alcuni. Troppo per essere vero, dicono i tifosi.