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Roma Capoccia

Perché Roma resta una città piena di segreti anche per chi ci vive

Andrea Venanzoni

L'ex sindaco della Capitale, Francesco Rutelli, vuole far conoscere sul serio la città ai romani. Il suo ultimo libro, “Roma – la città dei segreti”, non è solo un'analisi di un luogo o di un monumento, ma una commistione di elementi tra loro differenti accomunati dallo spazio vitale di Roma

George Bernard Shaw ammoniva ‘non ci sono segreti custoditi meglio di quelli che tutti conoscono’. Ed è una verità tanto semplice quanto profonda, eternata lungo il profilo delle vie romane, dove bellezza e bruttura si congiungono in una danza labirintica. Vero è che l’abitante di Roma, sovente stanco, disilluso, abituato in maniera inerte e polverosa all’orizzonte capitolino, si fa scivolare addosso una città che sente di conoscere benissimo proprio perché la vive. E con essa avverte, meccanicamente, di conoscere la sua storia, le sue bellezze e i suoi segreti. Negli ultimi anni, Francesco Rutelli, già sindaco della Capitale, ha intensificato gli sforzi per far conoscere sul serio la città ai romani. Lo ha fatto, tra varie iniziative e associazioni e realtà, anche con la sua Scuola di servizio civico e con camminate culturali, itinerari scanditi dalla sapienza di studiosi come Andrea Carandini, Paolo Carafa, Marina Formica, alla ricerca del senso perduto di qualcosa che nel corso accelerato della nostra vita abbiamo certo visto e ammirato ma che non possiamo dire di conoscere davvero. E lo ha fatto anche con una costante produzione libraria, approdata da poche settimane all’ultimo volume, in ordine di tempo, “Roma – la città dei segreti” (Newton Compton Editori), traversata nei metaforici e metafisici vicoli ombrosi della Roma meno conosciuta. E la connessione diretta tra questo viaggio librario e le ariose passeggiate intrise di cultura ci è offerta dalla postilla finale di ogni capitolo, un “da qui…” che elabora e propone itinerari e panorami e luoghi da esplorare. “Troppo spesso” scrive Rutelli nell’introduzione “non vogliamo guardare veramente ciò che vediamo”: siamo vittime, è vero, di un furtivo scivolare nel cuore di tenebra della noia, della abitudine, del conforto standardizzato delle narrazioni preconfezionate. Il libro, profondamente intriso di una valenza topografica e che si apre con una serie di “dove”, effigie geografica delle vie e dei quartieri riguardanti il segreto che si andrà a descrivere di volta in volta, oltre a essere corredato da apparato iconografico e fotografico si presenta come una geologica stratificazione di storia, religione, archeologia, arte, politica, passato e presente.

 

 

Lo skyline unico al mondo punteggiato di cupole e di torri, gioielli architettonici sconosciuti, storie di cortigiane, saccheggi, devastazioni e pestilenze, il vecchio porto del Tevere, percorsi fuori porta fino all’Eur, il governo amministrativo della città, vicissitudini politiche. Ogni capitolo non è semplicemente una analisi di un luogo o di un monumento, quanto piuttosto una commistione di elementi tra loro differenti accomunati dallo spazio vitale di Roma; c’è la cultura, c’è la dimensione di città-museo, ci sono appunto i segreti, che spesso non vediamo nemmeno se ce li abbiamo sotto il naso, ma ci sono anche le vicende umane, quelle politiche, una interconnessione tra biografismo di quello che è senza dubbio stato uno dei sindaci più popolari, e di certo il più votato, di Roma e l’orizzonte tremulo e crepuscolare di una città tanto splendida quanto caotica. Una palude di bellezza dipanata in orizzontale e della quale spesso fatichiamo anche solo a ricordare i nomi dei quartieri. Protagonisti del volume non sono solo le chiese e i monumenti, le cappelle e le rovine, i panorami e i giardini ma anche figure storiche e personaggi contemporanei, un arazzo in cui troviamo a convivere Ovidio e Giorgio Napolitano, Benito Mussolini e Giovanni Montemartini, Shelley e Luigi Zanda. E la vicenda umano-politica di Rutelli, dall’esperienza radicale a quella sindacale, diviene in certa misura il dato portante attorno cui si agglutinano storie, esperienze, biografie. C’è anche un capitolo, “Antico e contemporaneo nel cuore della città”, autentica summa di questo approccio piacevolmente ibrido del testo e che, d’un tratto, diventa un Silmarillion che mantricamente propone decine e decine di nomi di politici, dirigenti, tecnici, accademici, i quali in varia misura hanno partecipato al governo cittadino in epoca Rutelli. Tributo e segno di riconoscenza ma anche volontà, ammessa, di dare corpo al “noi”, per far comprendere che una città così complessa, articolata e segreta può essere trasformata, razionalizzata e vista solo da una intelligenza collettiva che sappia cosa fare e, del pari, sappia dove mettere le mani.