Roma Capoccia
“Il Mit ci ripensi: l'obbligo del casco rischia di far sparire i monopattini”
L’appello dell’assessore alla Mobilità Patanè: “Nei decreti attuativi si deroghi all’obbligo per i mezzi sharing. A Roma servono”
“La sharing mobility è ormai un asset fondamentale dei sistemi della mobilità urbana, così l’obbligo del casco per i monopattini rischia di essere un grave problema”. Eugenio Patanè, assessore capitolino alla Mobilità di Roma Capitale si appella al ministero dei Trasporti. “Auspico che il Mit intervenga, perché un eventuale stop di fatto ai monopattini impatterebbe negativamente sul sistema, limitando uno strumento che oggi è fondamentale nella copertura del cosiddetto ‘ultimo miglio’, ovvero quella distanza che c’è, ad esempio, tra la propria casa o il proprio ufficio e la stazione della metropolitana più vicina. Oggi i monopattini in sharing sono presenti anche nelle periferie e assolvono bene a questo compito. Non è un caso che il tempo medio di utilizzo sia di soli 13 minuti”.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo che il ministero dei Trasporti ha impresso un’accelerata sui decreti attuativi per rendere effettivi gli obblighi imposti l’anno scorso dal nuovo Codice della strada firmato Matteo Salvini. Per quel che riguarda i monopattini gli obblighi, ancora di fatto non attivi, sono tre: quello di targa e immatricolazione dei mezzi, assicurazione per la responsabilità civile e, soprattutto, l’obbligo di indossare un casco quando si guida un monopattino. Al Mit stanno arrivando a dama le regole di dettaglio per immatricolazione, targhe e obblighi assicurativi, sia per i privati, sia per i fornitori sharing di monopattini. Per quel che riguarda il casco, la regola che davvero metterebbe fuori mercato il servizio, invece, le interlocuzioni sono ancora in corso. Proprio per questo Patanè si appella ora al ministero per fermare l’obbligo. L’assessore ribadisce che il suo è un punto di vista meramente trasportistico. “Tutte le città europee – dice – usano l’integrazione tra sharing, trasporto pubblico e servizi taxi. Con l’obbligo è evidente che i provider ritireranno, o almeno diminuiranno drasticamente le flotte, perché è una regola che mette questo servizio fuori mercato. Ci sono degli evidenti limiti che non riguardano solo i costi, ma proprio la logistica del servizio”. L’assessore sottolinea che a stargli a cuore non sia certo il business che fanno i fornitori, quanto il vantaggio che questo servizio offre alla città. “Io – dice – sono ossessionato dall’interesse pubblico, tant’è che a uno dei provider (Lime, ndr) prossimamente interromperemo il servizio per un mese – dall’ultima di gennaio a tutto febbraio – per il mancato rispetto ad aprile scorso dell’obbligo di fornire al comune i dati sulla geolocalizzazione dei monopattini attraverso la connessione con la piattaforma digitale. Li avevamo già sanzionati e lo stiamo per rifare. Perché quando i provider sbagliano noi, come pianificatori, li sanzioniamo. Detto questo però non posso nascondere che si tratta di un servizio che ha aiutato a migliorare il sistema della mobilità in città”.
Anche se il Mit dovesse confermare l’obbligo del casco, comunque, Patanè è convinto che non potrà essere applicato per i contratti in essere: “I nostri bandi con i provider dei monopattini – dice – scadono a settembre, è chiaro che anche se dovesse arrivare il decreto attuativo con l’obbligo non potrà essere applicato retroattivamente, ma graverà solo sul prossimo bando. Sarebbe lo stesso un bel problema”.
La richiesta dell’assessore, che è anche un consiglio, è che nei decreti attuativi l’obbligo riguardi solo i privati che posseggono monopattini, e non invece quelli dei fornitori di mezzi sharing. “I monopattini dei privati – spiega – non hanno limiti di velocità, arrivano anche a 40 o 50 chilometri orari, questo non avviene invece con i mezzi dello sharing che hanno blocchi che limitano la velocità ai 20 chilometri orari, con caratteristiche tecniche che sono descrivibili all’interno dei bandi. Anche questo dovrebbe convincere il ministero a escludere questi mezzi dall’obbligo, con una deroga che elenchi le caratteristiche necessarie per usufruirne”.
Patanè esclude comunque l’ingresso nel mercato sharing di un servizio comunale. “Ritengo che sia meglio che il comuni rimanga un pianificatore, lasciando la gestione dei servizi ai privati. Almeno fino a che il mercato regge. Quello che il comune potrebbe fare, al massimo, è un servizio station based, con stalli fissi per il noleggio e la restituzione delle bici. Ma sarebbe un servizio complementare, da affiancato a quello in free floating fatto oggi dagli operatori privati”.