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Può l'università riscattare Ostia?

Roma Tre ha aperto il “politecnico del mare”. E’ la risposta all’abbandono, al degrado e alla criminalità

21 Ottobre 2018 alle 06:15

Può l'università riscattare Ostia?

La sede di Ingegneria del Mare, sul lungomare di Ostia, è stata inaugurata il primo ottobre

Roma. Alle dieci di mattina, appena fuori dalla stazione di Castelfusano, il lungomare è una distesa sonnacchiosa, scossa appena dal traffico scomposto delle auto che la Colombo sputa sul vialone Lutazio Catulo, e che di lì s’avviano verso Ostia. I bar tutti chiusi, i chioschi serrati, sul marciapiede un incrociarsi diradato di gente che cammina, corre, porta a spasso il cane. E’ ottobre che riconsegna il litorale alla sua indolenza. “L’Università? Più avanti, a sinistra”, risponde sicuro l’uomo sulla sessantina, a dimostrare una famigliarità già acquisita con questa nuova, a suo modo ingombrante, presenza. A renderla manifesta, due grandi pannelli posti ai lati della struttura. Che poi è quella dell’ex Grand Hotel Enalc, l’albergo che fu succursale rivierasca della Dolce Vita romana, rimpianta ancora nei racconti esagitati, più o meno verificabili, dei locali, i quali rievocano una mitologia fatta di attori, musicanti e sciantose. E allora riappaiono i fantasmi di Mina e Corrado, re Faruk e Frank Sinatra. “E Mastroianni, pure. E Fellini, mi sa”. Poi la decadenza, repentina: la piscina e i campi da calcio chiusi, il giardino con le aiuole ben curate lasciato alla malora. L’acquisto da parte della Regione, nel 1975, e quarant’anni d’abbandono e di inesausti cambi di destinazione, contenziosi, sperperi, carte bollate: la cesura tra una gestione fallimentare e l’altra segnata da altrettante inaugurazioni: tagliò il nastro Francesco Storace, lo fece Piero Marrazzo e poi pure Renata Polverini. Finì per essere un dormitorio per disgraziati, vandalizzato e deturpato.

 

“Sì, vederlo oggi, e ripensare a com’era, fa un certo effetto”, dice Luca Pietromarchi, che il momento della svolta, quello della telefonata che ha messo in moto tutto, se lo ricorda ancora bene. “Era metà novembre. Io ero stato eletto rettore di Roma Tre all’inizio del mese. Mi telefona il mio predecessore, Guido Fabiani, nel frattempo diventato assessore regionale allo Sviluppo economico, e mi chiede se avevo sentito bene”. Sì, Pietromarchi l’aveva sentito Nicola Zingaretti, megafono in mano, invocare “le Università a portare qui una facoltà”. Qui, cioè a Ostia: dove pochi giorni prima c’era stata l’aggressione di Daniele Piervincenzi, il giornalista della Rai a cui Roberto Spada aveva rotto il naso con una testata, seguita poi dall’incendio della porta alla sede del Pd. “Chiamai Zingaretti e gli chiesi: ‘Non è che è una battuta elettorale’? Mi rispose di no”. Passano due settimane, è il momento del consiglio di amministrazione dell'Ateneo. “Esordii in maniera un po’ enfatica: ‘Ostia chiama Roma Tre’. La prima tentazione fu di portarci Economia. Poi mi venne l’idea: ‘Politecnico del mare’”. Bello. “Sì, bello. La stessa cosa che mi disse un professore d’ingegneria seduto a quel tavolo. Solo che subito dopo aggiunge: ‘Bello, rettore, è bello. Ma che vuol dire?’. Dieci giorni dopo presentai la bozza di programma a Zingaretti, che subito ci concesse in comodato d’uso gratuito l’ex Enalc, nonché i fondi per la sua trasformazione”.

 

La sede operativa del polo di Ostia di Ingegneria delle tecnologie per il mare – ché questo è stato poi il nome ufficiale scelto – non sta però, ancora, nell’edificio che si vede dalla strada e che ha ospitato l’inaugurazione del corso di studi. Per quello ci vorranno ancora due o tre anni di ristrutturazione. Bisogna invece oltrepassare il cancello alla sinistra del palazzo, proseguire lungo il viale in discesa. Lì sta lo studentato intitolato a Giulio Regeni, inaugurato nel febbraio scorso. Ed è in un’ala di quella struttura che si fa lezione. A permettere d’intuire cos’è che si studi all’interno, come unico indizio al lato del portone, stanno due tetrapodi frangiflutti, quelle mastodontiche croci a tre braccia in calcestruzzo messe a protezione di moli e pontili. Per il resto, a parte qualche insegna, nulla tradisce la nuova funzione della struttura. Dentro, una austera essenzialità: gli intonaci ancora irregolari, le indicazioni per le aule scritte su fogli A4 appicciati al muro con lo scotch, il mobilio per nulla pretenzioso. Tutto scarno ma tutto necessario. Patrizia, una donna bionda timidissima, recupera in un cassetto le chiavi per mostrare la “segreteria per la didattica”: ma la porta che apre mostra una stanza striminzita, una postazione con due pc, i quadri ancora poggiati a terra. La “sala informatica”, al piano di sopra non ha ancora computer installati. Per i docenti gli studi personali non ci sono ancora, e “l'aula professori” ricorda un po’ quelle del liceo: uno stanzone con quattro scrivanie, l’orologio alla parete che segna le quattro meno venti, quando è quasi mezzogiorno. “Se avessimo aspettato che tutto fosse pronto, luccicante, non ce l’avremmo mai fatta. Dalla testata a Piervincenzi alla prima ora di lezione, a inizio ottobre, sono passati appena dieci mesi: un record”, dice Pietromarchi, e nel dirlo quasi s'illumina.

 

E infatti le due aule da 80 posti sono quasi piene. “Il corso lo avevamo pensato per cento studenti a regime”, spiega il rettore. “Ne avessimo attratti sessanta, per questo primo anno, sarebbe stato comunque un successo. Il giorno dell’inaugurazione erano centouno. Al momento gli iscritti risultano centotrenta”. E certo non sarà stata solo la scelta innovativa, ma pure questa è servita. “Siamo un paese con ottomila chilometri di coste, e neppure un corso di laurea che studi il mare come risorsa energetica”. E così Pietromarchi, che pure è un letterato, francesista esperto di Baudelaire e Flaubert e La Fontaine, ha preteso che a Ostia si formassero i futuri ingegneri responsabili di infrastrutture marine, sia costiere sia off-shore. “Costruire piattaforme galleggianti per lo sfruttamento delle risorse naturali, sfruttare le rinnovabili marine, pensare alla protezione dei litorali: questo dovranno saper fare i nostri laureati. In Italia non c’è nulla di analogo”.

 

Matteo ha ventun anni e vive all’Infernetto. Aveva già dato qualche esame di ingegneria meccanica, nella sede sulla via Ostiense, quando un giorno di luglio, sulla spiaggia, ha visto uno strano signore che distribuiva volantini. “Sì, abbiamo fatto anche questo: marketing sul bagnasciuga”, dice Massimo Gennaretti, ordinario di Aeronautica e coordinatore del polo di Ostia. “Dovevamo raggiungere il maggior numero di studenti possibile”. Insomma, una corsa contro il tempo. “A inizio agosto – continua Gennaretti – venne un signore di Casalpalocco. Voleva iscrivere sua figlia, si trovò davanti un cantiere. Io gli indicavo le future aule, gli illustravo i progetti per la didattica, lui intorno a sé vedeva scale, scatoloni e calcinacci. Mi guardava interdetto. Ma oggi sua figlia è qui con noi”.

 

Più della metà degli studenti vengono dal litorale. Uno da Reggio Calabria. Il resto da Roma. E certo arrivarci, in questa nuova sede, non è facile. Coi trasporti pubblici, con la Roma-Lido che parte a Piazzale Ostiense e fa tredici fermate prima di arrivare a Castelfusano, è un'impresa quotidiana già senza contare i ritardi, gli scioperi, il sovraffollamento appiccicoso nell’estate senz’aria condizionata . Meglio la macchina, per chi ce l’ha. “E meglio ancora – precisa Pietromarchi – fare in modo che gli studenti a Ostia ci restino. Certo, chiederemo di potenziare la linea, magari di fare corse non-stop per gli studenti. Ma l’intenzione è di trasformare il litorale in un posto attrattivo per la vita degli universitari. Nel 2020 puntiamo ad aprire anche un polo di Giurisprudenza”.

 

Per ora, in verità, i corsi sono fissati solo al mattino. “Non siamo ancora attrezzati per la mensa. E poi manca l’illuminazione pubblica: non sarebbe sicuro, la sera”. Il X Municipio, vinto a novembre scorso dal M5s dopo un lungo periodo di commissariamento, al momento non ha soldi da spenderci. E dev’essere per questo che anche i giardinetti al di fuori sono un po' squallidi, con le piante cresciute oltremisura a invadere i marciapiedi, dissestati pure quelli. Pietromarchi si stringe nelle spalle: “Perfino il Consiglio nazionale per le ricerche ha deciso di trasferire nel nostro Polo di Ostia la sua direzione per le energie rinnovabili marine”. Insomma non sta bene trattare male ospiti così prestigiosi. “Ma perché aspettare che tutto fosse già perfetto, prima di partire?”. E l’azzardo forse è stato proprio questo: stanare la politica, prendere sul serio, una volta, le parole mille volte spese dai governanti di turno, nella retorica onnivora sulle periferie da recuperare da rivalutare da rammendare, e provarci davvero. Per farcela, forse, bisogna solo fare.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    21 Ottobre 2018 - 16:04

    Certo, m'immagino che bellezza, che cultura, in mezzo ai soliti burini di periferia e con pseudostudenti che si iscrivono mossi dal desiderio di far vedere che vanno all'università ma per fortuna ce l'hanno sotto casa... Anvedi, ahò... Tanto poi, dove i giochi si fanno sul serio, la carriera universitaria la fa solo chi è raccomandato.

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