cerca

Per ora l’unica alternativa romana al M5s si chiama Lega

La festa di partito con Salvini. “Non puntiamo solo al comune ma anche alla regione”, ci dice Zicchieri

29 Settembre 2018 alle 06:02

Per ora l’unica alternativa romana al M5s si chiama Lega

Foto LaPresse

Roma. Il senso vero della manifestazione lo si coglie dal nome con cui, perfino i leghisti di Roma e dintorni, hanno ormai accettato di chiamarla. Sarebbe la “Prima festa regionale della Lega Lazio”, ma per tutti, quella di sabato prossimo, è la “Pontida del centro sud” . Si svolgerà a Latina, nei giardinetti Falcone e Borsellino, nella città che, molto più della Capitale, è ormai il baricentro del leghismo laziale. E non tanto per le nostalgie della Littoria che fu. “E’ che quella – dice Federico Iadicicco, esponente romano del movimento Pro Life e fresco acquisto delle truppe salviniane – è la città di Claudio”.

 

Claudio, cioè Durigon. Un lungo trascorso ai vertici dell’Ugl – è lì che ha conosciuto Iadicicco, e si è fatto conoscere – per poi arrivare alla Camera col Carroccio, e di lì a Via Veneto, sottosegretario al ministero del Lavoro. “La festa di oggi – spiega al Foglio – dimostra la nostra attenzione e il nostro impegno per questa terra. Se negli anni scorsi la Lega nel Lazio era vista con degli accenti radicali oggi siamo rappresentativi del volere della gente”. L’obiettivo, insomma, è quello di mettere definitivamente radici. “E anche per questo lo stato maggiore del partito, sabato, ci sarà”, annuncia Francesco Zicchieri, neodeputato leghista di Terracina – pure lui transitato dall’Ugl, tra il 2006 e il 2007, per poi passare, come gli altri, nelle schiere di Giorgia Meloni – e principale organizzatore dell’evento. C'è Andrea Crippa, responsabile nazionale dei giovani della Lega, e c'è Susanna Ceccardi, la vulcanica sindaca di Cascina divenuta non solo consigliera politica del “Capitano” al Viminale, ma anche modello per chiunque voglia espugnare feudi ostili, magari rossi, e portarli in dote a Matteo Salvini. Il quale, ormai è certo, verrà a Latina a chiudere la manifestazione, che prevederà anche delle tre tavole rotonde tematiche, tra cui una dedicata al ruolo della donna in politica: presenti Isabella Rauti, di Fratelli d’Italia, Barbara Saltamartini, neoleghista e presidente della commissione Attività produttive alla Camera, Annagrazia Calabria di Forza Italia ed Enrica Segneri del M5s.

 

Si parlerà anche di famiglia e sostegno alla povertà. “Segno, certo, che siamo molto attenti anche al dialogo coi cattolici”, spiega Maurizio Politi, capogruppo del Lega nel Consiglio comunale di Roma, che leghista al Campidoglio, in un futuro assai prossimo, dice di vedercelo molto bene. “Non solo un sogno”, ammette. “Puntiamo anche a calamitare il tanto malcontento degli attivisti grillini delusi da questa giunta”, dice Ilaria Cerquoni, consigliera leghista del VII municipio, svezzata pure lei – lo ammette – da Iadicicco, grande regista, insieme a Durigon, dell’operazione che ha portato allo sbarco definitivo della Lega nell’agro pontino, e poi nella Capitale. Ad aprire il fuoco su Virginia Raggi è stato lo stesso Salvini, negli scorsi giorni. “E a ragion veduta”, conferma Durigon. “Roma ha bisogno di cambiare marcia e deve, nel più stretto giro di tempo, tornare ad avere i servizi degni della città più importante al mondo”. Politi, dal suo ufficio in Via del Tritone che vorrebbe a breve espandere, trasformandolo di fatto nella nuova sede cittadina del partito, la mette giù con ancora meno galateo: “La Raggi? E’ più marxista del Pd, è la peggiore sindaca della storia di Roma”.

 

Ma non è solo al Campidoglio, che si guarda con brama tra i leghisti. “E’ evidente che la giunta Zingaretti è destinata a vita breve”, dice Zicchieri. “E a quel punto assolutamente sì, saremo pronti a rivendicare un candidato leghista per la regione, pur consapevoli che l’obiettivo fondamentale sarà quello di restituire comunque il Lazio al centrodestra”. Le fascinazioni per l’estremismo, gli ammiccamenti a CasaPound da parte di una classe dirigente che è composta perlopiù da transfughi della vecchia destra sociale ammaliati dal carisma del leader padano che intanto guardava al sud, sono un ricordo rievocato perfino con fastidio. “Oggi, il messaggio che lanciamo ha raggiunto senza dubbio un elettorato anche moderato che non ha più un riferimento politico e si affida alla Lega senza alcuna remora. E’ anche questa la forza di Salvini”, dice Durigon. “Puntiamo al ceto medio, ai conservatori, ai cattolici”, aggiunge Iadicicco. Intanto, sabato a Latina. E poi, chissà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi