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“Le soddisfazioni sono poche, fateci esagerare”. Parla Massimo Ghini

L'attore spiega a chi ha definito esagerata la festa per la vittoria contro il Barcellona cosa significa essere tifosi a Roma

12 Aprile 2018 alle 11:59

“Le soddisfazioni sono poche, fateci esagerare”. Parla Massimo Ghini

I festeggiamenti dei tifosi romanisti per la vittoria contro il Barcellona (foto LaPresse)

Roma. “Io non ci credo neanche adesso. E domenica c’è anche il derby…”. Massimo Ghini il giorno dopo la grande serata dell’Olimpico e la notte di festa giallorossa è ancora adrenalinico.

 

Non ci credeva alla rimonta, dica la verità.

 

“Non sono neanche andato allo stadio, sono reduce da una brutta influenza e mi sono detto che forse non valeva la pena andare a prendere freddo. Perché la realtà è che c’era quest’aria dimessa… ho visto la partita a casa di amici ma era come se fossimo lì per stare insieme, fare due chiacchiere e mangiare qualcosa. E invece dal quinto minuto in poi è salita una sorta di autoesaltazione, un’ubriacatura collettiva fino all’inimmaginabile. E chi c’avrebbe mai scommesso?”.

 

Poi la festa, spontanea e travolgente. Eppure valeva “solo” il passaggio alla semifinale di Champions. Come spiegarlo a chi romanista non è?

 

“Bisogna provare a capire il tifoso romanista, bisogna provare a capirci. Questa è sempre stata una tifoseria ‘povera’ di soddisfazioni, con tre scudetti vinti a distanza di trent’anni e più l’uno dall’altro e poco o niente a livello internazionale. Eppure questa è una squadra che si porta dietro un capitale di passione, amore e partecipazione che non è in nessun modo proporzionale ai successi sportivi. Negli ultimi anni c’è stata una involuzione che si è trasformata quasi in inerme e infelice accettazione dell’ineluttabile: tante promesse disattese, giocatori ceduti, progetti che ogni volta ripartono daccapo e dietro a tutto una società fantasma. Una volta come tifosi avremmo reagito con rabbia, oggi mi pare non ci sia quasi più reazione”.

 

Parla della Roma squadra e sembra parli di Roma città. Un caso?

 

“In un certo senso vale per entrambe, e per questo voglio sperare che nessuno in Comune cerchi di prendersi meriti che non ha, a partire dal sindaco Virginia Raggi: la vittoria non ci fa dimenticare che in Campidoglio è ancora complicato trovare la quadra per la costruzione di questo benedetto stadio”.

 

L’altra grande rimonta europea fu quella di Roma-Dundee nel 1984. Valse la finale di Coppa Campioni e la serata terribile della sconfitta all’Olimpico ai rigori contro il Liverpool.

 

“Io quella storia lì proprio non me la ricordo, mi spiace… Però mi ricordo che la finale l’ho vista con Monica Vitti, grandissima attrice e grandissima tifosa romanista. In qualche modo la rimonta sul Barcellona la voglio dedicare a lei per ricordare almeno il bello di quella serata. La storia è fatta di corsi e ricorsi e se mai dovessimo arrivare di nuovo finale chissà che non si ritrovi un certo avversario. Di sicuro saremo tutti a Kiev, in caso. Perché Cristiano Ronaldo o ce l’hai o non ce l’hai, ma a volte le squadre sono anche mosse da motivazioni diverse dal campo. E noi contro il Barcellona c’eravamo tutti”. 

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