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Scena con Rosetum

L’idea (un po’ “folle”) di Poretti, Doninelli e deSidera di provare un teatro diverso e “inquieto” a Milano

15 Marzo 2019 alle 06:00

Scena con Rosetum

Giacomo Poretti (foto LaPresse)

C’è un luogo a Milano che non è ancora periferia, quando è nato era in pratica ancora campagna, ma oggi sta al confine con i luoghi occupati, per buona parte, da genti diverse, venute da oltre il Mediterraneo. Luogo non di confine, forse meglio di incontro. Si chiama Rosetum, per i milanesi, e con i suoi mattoni rossi e quell’architettura neogotica di fine Ottocento è ben visibile e noto a tutti, come un punto di riferimento. Ufficialmente si chiama Centro francescano culturale artistico Rosetum, è accanto alla chiesa dei frati Cappuccini e dal 1956 è un centro culturale, e una sala di spettacolo molto attiva, vivace.

 

Ci sono alcune persone, loro volentieri dicono “tre amici”, che viaggiano sui sessanta, che hanno le loro storie personali, differenti ma di buon successo nei loro rispettivi settori culturali, che hanno deciso di mettere da parte un pezzetto del proprio “specifico” artistico e di calarsi in una nuova avventura, che ha a che fare con il teatro. Con una dose di rischio, anzi “un’avventura folle”, forte “della quota 100 dell’entusiasmo e passione per questa città”, la definisce con l’ironia consueta Giacomo Poretti, uno dei tre. Da un po’ di tempo si è preso una pausa dall’attività del celebrato Trio, ma non dal teatro e dal desiderio di mettere in scena qualcosa che abbia a che fare con l’anima (“Fare un’anima” è il titolo di un suo bel monologo portato in scena nei mesi scorsi). Con lui c’è Luca Doninelli, scrittore e autore teatrale, figlio non solo teatrale di Giovanni Testori e della esperienza più che decennale del Teatro degli Incamminati. Poi Gabriele Allevi, produttore teatrale e organizzatore culturale che da alcuni anni ha creato un bel festival “territoriale” e itinerante bergamasco, deSidera si chiama, dedicato a realtà artistiche emergenti, nuovi testi o allestimenti, teatro sacro ma non solo.

 

Milano non è una città cui facciano difetto le proposte teatrali, tanto delle compagnie stabili, o di nome tradizione e repertorio, tanto quella dei teatri “off” o di ricerca. Ma è anche una città dove a teatro si va molto, e molto anche il pubblico giovane. L’idea che i tre hanno deciso di rischiare, attraverso un rapporto condiviso con il Rosetum, che ne sarà la sede, prende il via come “deSidera al Rosetum”. Sarà il Teatro degli Incamminati, per i prossimi tre anni, a gestire la stagione, con nuove produzioni e ospitalità. Gli Incamminati hanno già da tempo una loro casa, lo Spazio Banterle, che continuerà la sua programmazione, così come proseguirà deSidera. La “necessità” di creare questa nuova storia teatrale a Milano non ha a che fare con la ricerca di posto dove stare, o con un ragionamento “sull’offerta”. Nasce piuttosto, come ha raccontato mercoledì Doninelli, presentando l’iniziativa al Rosetum, dall’“irrequietezza, la ritrosia, spesso una certa ombrosità equina” che è il “marchio”, per lui e per gli Incamminati, di Testori, il cui nome “è legato, non solo in senso biografico ma anche in senso temperamentale, alla nostra città, che da sempre è viva quando è inquieta, e comincia a morire quando cede alla tentazione della soddisfazione di sé”. Con altri percorsi, con altro temperamento, è anche l’amore per Milano e la sua anima che Poretti va inseguendo, “a perdifiato”, come gli piace dire. Insomma l’ambizione di mettere in scena “storie di uomini e donne non arresi, positivi, resistenti, in grado di stare in piedi anche nelle avversità”.

 

Si debutta già il 18 marzo, con Francesco e il Sultano, nuova produzione degli Incamminati, vincitore lo scorso anno di Next 2018, che riporta all’oggi l’incontro tra il santo e il sultano Malik al Kamil attraverso il dialogo obbligato tra un uomo europeo rapito da un gruppo di terroristi islamici e i suo guardiani. A metà aprile (zona Pasqua) debutterà una lettura scenica di Doninelli, La Passione secondo i nemici, ovvero i dialoghi con Gesù di Erode, Pilato, Caifa, i tre “giudici” del Nazareno. Poi in maggio sulle assi del Rosetum sarà la volta di Giacomo Poretti, con un dialogo ironico sull’arte del litigio, di coppia ma anche no, Litigardanzando, con la psicoterapeuta Daniela Cristofori. Tre debutti molto diversi, ma il Rosetum è (anche) terra di mezzo.

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