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Pulci di notte

Cerno, il cronista che indagava (a 10 anni?) su Bossi

Tra passati ricostruiti e un po' raffazzonati e articoli firmati dalla dea Kali, le notti insonni di Stefano Lorenzetto a fare le pulci ai giornali

  • Lago. “All’inizio degli anni ’90, quando Umberto Bossi girava in canottiera e ruggiva nei comizi delle piccole feste di paese del Nord, ero un giovane cronista. Il mio direttore dell’epoca, Giorgio Lago, dal Gazzettino mi spedì a una riunione della Lega Nord: ’C’è uno strano signore, si chiama Bossi, vedi che tipo è’, profetizzò”. Così, sulla prima pagina del Giornale, comincia l’editoriale del direttore Tommaso Cerno, in morte del Senatùr. Innanzitutto, Bossi all’inizio degli anni Novanta sedeva già a Palazzo Madama, essendo stato eletto nel 1987. Ed era un leader nazionale. Alle regionali del 1990 la Lega aveva registrato una forte crescita al Nord (19 per cento in Lombardia) e alle politiche del 1992 un’impetuosa avanzata (8,7 per cento), mentre nel 1993 aveva conquistato il Comune di Milano, eleggendo sindaco Marco Formentini. Giorgio Lago poteva tutt’al più pronunciare quella frase nel 1985, quando però Cerno (classe 1975) aveva 10 anni. Non certo nel 1990, quando comunque ne aveva 15. Né tantomeno nel 1993, quando raggiunse finalmente la maggiore età, divenendo tuttavia giornalista professionista soltanto 11 anni dopo, nel 2004. Capiamo che il direttore del Giornale, passato dall’Espresso alla Repubblica per poi finire al Tempo, e da Alleanza nazionale al Partito democratico per infine reinventarsi supporter di Giorgia Meloni, avverta l’impellenza di ricostruirsi un’immagine. Ma ci pare puerile, oltreché indecente, che ci provi tentando di far passare per scemi i lettori e per idiota uno stimato collega, Lago, che conosceva la Lega e Bossi come pochi altri in Italia. [20 marzo 2026]

 

  • Pochette. Definizione di Mario Sechi, direttore di Libero, nell’editoriale di prima pagina: “Giuseppe Conte, l’arruffapopolo in pochette”. In pochette? La locuzione in + capo d’abbigliamento si usa per abiti tipizzanti: in doppiopetto, in smoking, in frac, in bermuda, in borghese, in talare. Vediamo improbabile che Conte possa vestire in fazzoletto da taschino. [21 marzo 2026]

 

  • Mani. Francesco De Leo, nella rubrica Spazio Transnazionale su Radio Radicale, commenta, dal Financial Times, un “articolo scritto a tre mani”. Firmato dalla dea Kali? [20 marzo 2026]

 

  • Locuzione.Al di là da quello che sarà il responso del popolo” scrive il direttore Maurizio Belpietro nell’editoriale su Panorama. Sbagliato. La forma corretta, in italiano, è con la preposizione di, non da: “Al di là di”. La locuzione prepositiva di là da è ammessa solo in costruzioni come di là da venire, oppure quando di là rappresenta un avverbio di luogo, per esempio nel celeberrimo titolo Di là dal fiume e tra gli alberi del romanzo di Ernest Hemingway. [11 marzo 2026]

 

  • Orcel. Incipit della rubrica La Lente, firmata da Andrea Rinaldi nelle pagine economiche del Corriere della Sera: “Il ceo di Unicredit Andrea Orcel, non vedrà salire la sua già alta retribuzione: per quest’anno rimarrà infatti 16,4 milioni di euro, come quella del 2025, che è salita rispetto ai 13,2 miliardi del 2024”. Fosse vero, significherebbe che Orcel due anni fa ha percepito oltre 36 milioni di euro al giorno, più del doppio di quanto incassa in un anno. E la virgola dopo «Orcel» separa il soggetto dal verbo. La lente ci sembra appannata. [28 febbraio 2026]

 

  • Pedinamento. Titolo dal sito della Repubblica: “Caso Moro, quel pedinamento contro l’ambasciata in Nicaragua nei file desecretati sul br Casimirri”. Un caso di analfabetismo, più che di intelligence. [17 marzo 2026]

 

  • Strato. Titolo dal sito del Fatto Quotidiano: “‘Sprofondamento’ di uno strato ‘di litosfera sotto il Mar Tirreno’, la spiegazione dell’Ingv per il forte terremoto nel Golfo di Napoli”. La litosfera (l’esterno più consistente della Terra, comprendente la crosta e parte del mantello superiore, fino alla profondità di 100 chilometri), detta anche crosta terrestre, è di per sé uno strato, il più superficiale del pianeta. Non ha vari strati. [10 marzo 2026]

 

  • Loro. Alessandro Sallusti, già direttore del Giornale e di Libero, in un editoriale sulla Verità: “Ho incontrato tanti, ma davvero tanti magistrati che non vedono loro di liberarsi dalla Casta di colleghi lottizzati che li tengono in ostaggio”. Non vedono loro? Semmai non vedranno l’ora. Più avanti: “È falso e offensivo che questa riforma è uno sfregio alla Costituzione”. Frase scorretta. La proposizione completiva richiedeva o un verbo del tipo dire, sostenere, affermare (“È falso e offensivo dire che...”) oppure un verbo essere al congiuntivo (“È falso e offensivo che questa riforma sia...”). [19 marzo 2026]

 

  • Immunità. Titolo dall’Ansa: “Israele conferma l’uccisione del ministro iraniano Khatib. Katz, ‘nessuno in Iran dove di immunità, tutti sono nel mirino’”. Tutto chiaro. [18 marzo 2026]

 

  • Invisibile. Post del settimanale piemontese La Voce: “B-2 in Piemonte. Avvistato il bombardiere invisibile nei cieli delle Valli di Lanzo”. Ah sì, proprio invisibile. [11 marzo 2026]

 

  • Accise. Titolo dalla Verità: “Il governo finalmente batte un colpo: sforbiciata alle accise di 25 centesimi”. Esistono accise di 25 centesimi? No? Allora bisognava scrivere: “Sforbiciata di 25 centesimi alle accise”. [19 marzo 2026]

 

  • Consecutio. Viviana Mazza, corrispondente del Corriere della Sera dagli Stati Uniti: “Quando Israele ha bombardato l’Iran occidentale, ha fatto pensare che stia preparando il terreno a una avanzata curda”. Urge ripasso della consecutio temporum. La reggente “ha fatto pensare” (passato prossimo) non può accordarsi con “che stia preparando” (congiuntivo presente) nella subordinata. Serviva il congiuntivo imperfetto: “Che stesse preparando il terreno”. [4 febbraio 2026]

 

  • La Russa. Titolo di apertura dal Tg3 delle ore 19: “Sea Watch, la Russa: sentenza abnorme”. Deve trattarsi di una nuova ballerina moscovita del Crazy Horse, non di Ignazio La Russa, presidente del Senato. [19 febbraio 2026]

 

  • Ultimo. Titolo dalla Verità: “L’ultimo addio al piccolo ‘guerriero’”. Non esiste il penultimo addio e neppure il terz’ultimo. Il sostantivo addio designa il distacco definitivo. Seppure entrata nell’uso giornalistico comune, la locuzione “ultimo addio” resta un pleonasmo insensato. [5 febbraio 2026]