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Pulci di notte

A Rep. scambiano Cinturrino per Serpico

Stefano Lorenzetto

Mele marce e brutti scherzi della memoria nelle notti insonni di Stefano Lorenzetto a far le pulci ai giornali

  • Rogoredo. “Il Serpico di Rogoredo nello stabile dello spaccio” titola La Repubblica, con riferimento a Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della polizia arrestato per aver ucciso lo spacciatore Abderrahim Mansouri. L’accostamento, del tutto cervellotico, si traduce in un’analogia rovesciata. Frank Serpico, 90 anni ad aprile, all’epoca agente della polizia di New York, nel 1971 fece l’esatto contrario: denunciò le malefatte dei colleghi, i Cinturrino della Grande Mela, per capirci. [23 febbraio 2026]

 

  • Né. Titolo dal Fatto Quotidiano, con le parole dell’intervistato Jeffrey Sachs: “‘Non esiste né Onu né diritto per gli Usa, solo potere e denaro’”. Sbagliato. Come precisa Giampaolo Salvi nella Grande grammatica di consultazione, se più soggetti singolari sono uniti da “né ... né ...”, l’accordo è sempre al plurale quando le persone grammaticali sono diverse, come in questo caso (“Onu” e “diritto”). Identico il parere del linguista Luca Serianni nella Grammatica italiana: “Più soggetti singolari in asindeto o collegati da una congiunzione copulativa (e, ) richiedono di norma un verbo alla sesta persona”. [4 gennaio 2026]

 

  • Uso. Dall’editoriale di prima pagina del direttore della Verità, Maurizio Belpietro: “Nessuno sa quale uso della forza proporzionato debba essere usato”. L’uso che viene usato rappresenta un’innovazione lessicale non da poco. E più avanti: “Un poliziotto che ha macchiato l’immagine di chi indossa la divisa con gravi delitti”. Chi indossa la divisa si è macchiato abitualmente di gravi delitti? No? Allora, per restringere il campo alla mela marcia, bisognava scrivere: “Un poliziotto che ha macchiato con gravi delitti l’immagine di chi indossa la divisa”. [22 febbraio 2026]

 

  • Vicino. “La guerra infuria nel Vicino Oriente sempre più vicino”, scrive Massimo Gramellini sulla prima pagina del Corriere della Sera, nella rubrica Il caffè, riferendosi all’attacco sferrato da Donald Trump contro il regime teocratico di Teheran. È vero che nell’accezione storica anche la Persia era ricompresa nel Vicino Oriente, tuttavia oggi questa dizione si riferisce a Turchia, Cipro, Siria, Libano, Israele e Giordania, ma non all’Iran. Nella stessa controversa attribuzione incappa anche Domenico Quirico, il quale però, da vecchio volpone del mestiere spesso inviato da quelle parti, ha l’accortezza di parlare del “Vicino Oriente allargato, ahimè, allargatissimo”. [3 febbraio 2026]

 

  • Fiato. In un editoriale sulla Verità, Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale che ha dovuto a cedere il posto a Tommaso Cerno e oggi è portavoce del Comitato Sì riforma per il referendum sulla giustizia, a proposito di Romano Prodi osserva che non era “così sicuro dell’onestà del sistema giudiziario che stava con il fiato sul collo al suo governo”. Si tiene il fiato sul collo “di” qualcuno (complemento di specificazione), non “a” qualcuno (complemento di termine). [21 febbraio 2026]

 

  • Padrini. Lorenzo Mottola, vicedirettore di Libero, scrive a Dagospia: “Ho letto le contestazioni dei colleghi di Fanpage al nostro articolo. Solo una cosa: non siamo noi ad aver sanzionato Fanpage per 3.5 milioni di euro, ma l’Inps. E non siamo noi ad avere contestato la loro versione dei fatti e ad aver parlato di contratti irregolari e ‘concorrenza sleale’, ma la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Se la prendessero con loro, noi abbiamo solo dato una notizia”. Premesso che il separatore decimale in italiano è la virgola, non il punto in uso nella lingua anglosassone (quindi si scrive “3,5” non “3.5”), l’imperfetto congiuntivo (“prendessero”) al posto del presente (“prendano”) in frasi principali che hanno valore esortativo è un tic estraneo alla tradizionale norma italiana, inaugurato da Antonio Di Pietro e Paolo Bonolis (hai detto niente). Il linguista Luca Serianni lo giudicò un costrutto “tipicamente romanesco e meridionale”. Ma se a Mottola piace avere come padrini Di Pietro e Bonolis, glieli lasciamo ben volentieri. [19 febbraio 2026]

 

  • Scià. In un pezzo su Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, Greta Privitera riporta sul Corriere della Sera: “Nato nel 1960 a Teheran, primo maschio dopo due matrimoni del padre Mohammad Reza con la terza moglie Farah Diba (oggi in esilio a Parigi), Pahlavi è stato forgiato fin da bambino per sedere al trono”. L’impressione che se ne ricava è che lo scià avesse sposato Farah Diba altre due volte in precedenza. Bastava strutturare meglio il periodo: “Primo maschio di Mohammad Reza (al suo terzo matrimonio) dopo le nozze con Farah Diba”. [12 gennaio 2026]

 

  • Memoria. La memoria gioca brutti scherzi. Rievocando con accenti commossi, sul Giornale, il suo maestro Nino Nutrizio, fondatore della Notte, che per primo lo assunse in un quotidiano, Vittorio Feltri rievoca la tragedia di Capo Matapan, quando l’incrociatore Pola, sul quale il futuro direttore della Notte era imbarcato nel 1941 come corrispondente di guerra del Popolo d’Italia, venne affondato dagli inglesi nel Mar Egeo: “Fu una strage. Ma Nutrizio riuscì a restare a galla per sette ore. A un certo punto, gli inglesi, che pattugliavano la zona, decisero di rendergli merito e lo ripescarono. Lo inviarono in un campo di prigionia in Inghilterra”. In realtà, Nutrizio fu internato dapprima in Egitto, poi nella Palestina allora sotto il mandato britannico e infine in India, a Yol, alle pendici dell’Himalaya, da dove ritornò in patria solo nel 1947, senza mai passare dall’Inghilterra. [12 febbraio 2026]

 

  • Salpare. Didascalia dal Corriere della Sera: “La MSC Magnifica: 2.300 posti tutti prenotati da tempo da passeggeri di 60 nazionalità diverse che ha salpato ieri da Genova”. Salpare è un verbo intransitivo, quindi richiede l’ausiliare essere: “è salpata”. Ha l’ausiliare avere solo quando il verbo diventa transitivo nel significato di “recuperare, sollevare dal fondo del mare” (per esempio: “Il comandante ha salpato l’ancora”). [6 gennaio 2026]

 

  • Trattino. “Quasi nessuno era al corrente dei retroscena ma ora questa guerra dei due Giovanni riemerge in tutti i suoi intricati – e a tratti incresciosi passaggi – da un libro di quasi mille pagine che è stato presentato in Biblioteca vaticana davanti alle massime autorità degli organismi culturali della Santa sede”. Così scrive Giovanni Maria Vian in una pagina su Domani a proposito di un volume di Cesare Pasini sullo scontro durissimo tra la biblioteca papale e l’Ambrosiana, che nel 1951 portò alle dimissioni di Giovanni Galbiati volute dal cardinale Giovanni Mercati. Ma il trattino, che doveva essere collocato dopo “incresciosi”, è stato incresciosamente posposto. [22 febbraio 2026]

 

  • Anni. Nella prima pagina della cronaca di Milano, il Corriere della Sera dedica un ritratto a Claudia Giordani, che mezzo secolo fa vinse l’argento alle Olimpiadi invernali di Innsbruck. “Il personaggio. A 30 anni dall’argento olimpico”, recita l’occhiello sopra la foto, nonostante nella didascalia e anche nella prima riga del testo si legga “nel 1976”. Urge pallottoliere in redazione. [27 gennaio 2026]