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pulci di notte

Per Rep. la nave si muove “a pochi nodi l'ora”

Stefano Lorenzetto

La confusione tra Bachelet padre e figlio, un ginocchio che rotola e stazioni che non lo erano. Le notti insonni di Lorenzetto a far le pulci ai giornali

  • Petroliere. Gianluca Di Feo sul sito della Repubblica parla delle due petroliere della flotta fantasma russa finite alla deriva nel Mediterraneo: “La prima si chiama ‘Progress’ e ha cominciato ad avere problemi mercoledì, mentre navigava tra l’Algeria e la Sardegna. A bordo ci sono quasi 90 mila tonnellate di petrolio degli Urali. (...) La petroliera – lunga 244 metri e larga 42 – da lunedì mattina ha ripreso a muoversi a pochi nodi l’ora e punta sulle coste algerine”. Poiché il nodo è l’unità di misura della velocità usata nella navigazione aerea e marittima, pari a 1 miglio marino internazionale all’ora, parlare di “pochi nodi l’ora” è una tautologia: non esistono i nodi al minuto. [26 gennaio 2026]

 

  • Bachelet. Roberto Gressi sul Corriere della Sera: “L’ultima pasionaria, si chiama invece Rosaria Bindi, detta Rosy, e con il movimento internazionale comunista, ma anche con quello italiano, non ha nulla a che spartire. È lei la punta di diamante, insieme a Vittorio Bachelet, nella battaglia referendaria prossima ventura contro la separazione delle carriere dei magistrati”. Sorvolando sulla virgola dopo “pasionaria”, che separa il soggetto dal verbo, rileviamo che l’articolista confonde il professor Vittorio Bachelet, di cui Bindi era assistente, assassinato all’Università La Sapienza il 12 febbraio 1980, con il figlio Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No al referendum sulla separazione delle carriere. [3 gennaio 2026]

 

  • Percentuali. Nel suo editoriale di prima pagina, Maurizio Belpietro, direttore della Verità, sostiene, citando un sondaggio di Swg, che “le rilevazioni sul tema della sicurezza dicono che il 76 per cento degli italiani è favorevole all’espulsione degli immigrati condannati”. E aggiunge: “La novità è che se l’87 per cento degli elettori di centrodestra si dichiara favorevole a una remigrazione dei delinquenti, anche il 76 per cento di chi vota centrosinistra la pensa allo stesso modo”. Non è così, e stupisce che Belpietro non se ne sia avveduto, visto che il dato rafforza la sua tesi. A dichiararsi d’accordo sul “facilitare l’espulsione di immigrati condannati per reati” è il 78 per cento degli elettori di centrosinistra. [18 febbraio 2026]

 

  • Ginocchio. Titolo dal Corriere.it: “La paurosa caduta di Vonn: il ginocchio non tiene, inciampa e rotola”. Lo hanno raccolto a fondovalle? [10 febbraio 2026]

 

  • Blitzkrieg. Alberto Mattioli in un articolo sulla Stampa contro la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi esordisce spandendo cultura a destra e a manca: “Visto che non si riesce a troncare e sopire, proviamo a rimandare e dilazionare. Dalla blitzkrieg alla guerra di logoramento, insomma”. Ma inciampa di brutto nel tedesco, che dimostra di non sapere, e fa anche capire di non avere l’abitudine di frequentare i dizionari perché Blitzkrieg (che si scrive obbligatoriamente con la maiuscola, trattandosi di un sostantivo) è maschile e dunque richiedeva la preposizione “dal”, non “dalla”. Nel quotidiano torinese nessuno si è accorto del doppio errore; anzi, l’incipit dell’articolo è piaciuto così tanto da venire strillato in prima pagina. Veniale, ma non troppo, è a questo punto l’accento grave su Clarìn, il quotidiano di Buenos Aires, che, essendo in spagnolo, andava scritto con l’accento acuto: Clarín. [21 febbraio 2026]

 

  • Libero. Dall’editoriale di prima pagina del direttore di Libero, Mario Sechi: “Un gruppo di delinquenti si è radunato in quella data per picchiare e accoltellare (si, avevano i coltelli)”. Ultima frase: “I morti di ieri, sono sempre l’ombra dei cattivi maestri di oggi”. Il pronome personale “si” in luogo dell’avverbio “sì” e la virgola dopo “ieri” che separa il soggetto dal verbo ci sembrano esempi di uno stile fin troppo libero. [8 gennaio 2026]

 

  • Pazienza. L’Ansa presenta una raccolta di testi del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, riportando e commentando quanto scrive nella presentazione don Sergio Mercanzin: “‘All’ultimo conclave, il cardinale Parolin ha sfiorato un martirio forse ancor più impegnativo’ di quello della pazienza cui alludeva un suo preecessore, Agostino Casaroli. ‘Ad alcuni amici che, dopo l’elezione di Papa Leone XIV, lo notarono sereno e sorridente, confidò con pacata autoironia di aver scampato un serio... pericolo’”. Tralasciando il refuso, all’Ansa dovrebbero sapere che l’espressione “Il martirio della pazienza”, fortunato titolo di un libro postumo di Casaroli edito da Einaudi, non è del consumato diplomatico emiliano che fu segretario di Stato di Giovanni Paolo II dal 1979 al 1990, bensì di un altro cardinale, il romagnolo Achille Silvestrini. Il quale nell’introduzione al libro dello stesso Casaroli evoca “il martirio della pazienza che, per anni, provò Casaroli accompagnando il martirio della sofferenza delle Chiese oppresse dai regimi comunisti”. Più avanti il lancio di agenzia tocca un vertice di barcollante sgangheratezza quando descrive il libro dell’attuale segretario di Stato come “una raccolta che ha incontrato dapprima la ‘resistenza’ dello stesso Parolin, come candidamente racconta Mercanzin, veneto come lui, ma alla quale alla fine il prelato, che è stato uno dei candidati più forti dell’ultimo conclave, con benevolenza accettato”. Serve una dose supplementare di benevolenza anche per assolvere una simile sintassi. [9 febbraio 2026]

 

  • Cui. Ecco come Da. Cor. descrive sul Corriere della Sera il presunto killer del capotreno ucciso a Bologna: “Un soggetto, dicono gli inquirenti, con una storia di dipendenza da alcol e da sostanze stupefacenti, oltre che affetto, a quanto pare, da disturbi psichiatrici. Aggressivo e violento, lo definisce chi, tra il personale ferroviario della stazione di Bologna, ha avuto a che fare con lui nell’ultimo periodo sia in stazione che a bordo dei convogli. Una persona a cui stare alla larga”. Trattandosi dell’attacco del pezzo, anche la più frettolosa delle riletture avrebbe evitato lo sfondone della locuzione pronominale relativa: “da cui”. [7 gennaio 2026]

 

  • Colle. Titolo dal Fatto Quotidiano: “Scudo e fermo, Colle corregge il decreto / La Russa è perplesso”. Sabrina Colle, la fidanzata di Vittorio Sgarbi? (L’articolo il davanti a “Colle” era a dir poco doveroso per evitare di confondere il colle del Quirinale con una persona). Comunque, in redazione devono aver assunto dei telegrafisti, perché nella medesima edizione compaiono anche i titoli “Strage Calenzano” e “Frana Niscemi”. [5 febbraio 2026]

 

  • Chiaroscuro. Incipit della rubrica Realpolitik firmata sul Corriere della Sera da Giampiero Massolo, già segretario generale del ministero degli Esteri e già direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza): “Che Europa ci lascia l’anno che sta finendo? Un quadro in chiaro scuro”. A noi sembra semmai in “chiaroscuro”, come da sostantivo registrato in tutti i dizionari. [30 dicembre 2025]

 

  • Clinica. “La stazione di Lonate Pozzolo” recita una didascalia su Corriere.it. Nella foto compare invece la clinica Mangiagalli di Milano, edificio che dovrebbe essere ben noto ai cronisti del quotidiano pubblicato in quella città. [28 dicembre 2025]