Pulci di notte
E il cattolico La Valle diede del rigorista a Gesù
Mani per gambe e condizionali che non lo erano nelle notti insonni di Stefano Lorenzetto a fare le pulci ai giornali
• Divorzio. Secondo Raniero La Valle, ex senatore della Sinistra indipendente che 65 anni fa dirigeva il quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia, “nel confessionalismo del tempo era considerato scontato, vincente e perfino obbligato per fede che i credenti cattolici votassero contro il divorzio, istituto condannato dalla Chiesa, escluso da una interpretazione rigorista del Vangelo”, così scrive in un editoriale sul Fatto Quotidiano. Sempre per riferirci al tempo e al suo trascorrere, La Valle, 95 anni, deve aver dimenticato il Vangelo secondo Marco, in cui al capitolo 10, versetti 6-9, si legge: “Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”. Interpretazione rigorista di un certo Gesù Cristo. [14 febbraio 2026]
• Mani. Alessandro Sallusti su Panorama nella rubrica Il pre-giudicato: “Pochi giorni dopo si è ripetuto un episodio analogo con pistola vera, che ha pure sparato nelle mani di un immigrato cinese fuori di testa”. Bei tempi quando si sparava alle gambe. [11 febbraio 2026]
• Condizionale/1. Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera: “Si aggiunge la dimensione del conflitto di terra, che ha spiazzato l’esercito russo, i droni ucraini oggi tengono botta alla superiorità numerica nemica, ci sono avanzate e ritirate, ma tra mercoledì e domenica sembra (il condizionale è d’obbligo) che le controffensive ucraine abbiano permesso di recuperare un paio di centinaia di chilometri quadrati di territorio che Putin dava già per acquisito”. Il condizionale (d’obbligo e anche no) del verbo sembrare è sembrerebbe: non ci pare di vederlo. [17 febbraio 2026]
• Condizionale/2. L’indomani, Lorenzo Cremonesi, sempre sul Corriere della Sera, si ripete: “Sono ancora soprattutto i droni che stanno permettendo agli ucraini di resistere all’invasione a quattro anni dal suo inizio e negli ultimi giorni, sembra, persino di guadagnare terreno ricacciando le avanguardie russe. Forse sino a 200 chilometri quadrati strappati ai soldati di Mosca tra mercoledì e domenica scorsi. La notizia rimbalza da inizio settimana tra i blogger militari nei due campi. Ma usiamo il condizionale perché si tratta di avanzamenti nella cosiddetta zona grigia”. Prosegue la caccia al fantomatico condizionale. [18 febbraio 2026]
• Soldi. Titolo da Fanpage: “Nazionale israeliana di bob alle Olimpiadi derubata in albergo: migliaia di soldi e passaporti spariti”. Migliaia di banconote o di monetine? [9 febbraio 2026]
• Tendenza. Incipit di un distico sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro: “Settimana scorsa, sulla Verità è stato affrontato il tema dell’eccesso di prevenzione, che non contribuisce alla salute del cittadino”. Nella scrittura sorvegliata, l’espressione richiede l’articolo determinativo: “La settimana scorsa”. Come chiosa l’Accademia della Crusca, “il fatto che alcuni usino questo sintagma senza articolo è dovuto a una concomitanza di fattori che riguardano più la lingua parlata che la lingua scritta”. La Crusca rileva altresì che “nella diffusione di questa tendenza linguistica si avverte il peso di due fattori: 1) L’influenza delle espressioni di tipo avverbiale formate con i nomi dei giorni della settimana senza articolo (‘Ci vediamo venerdì prossimo’, ‘Ci siamo visti lunedì scorso’, ‘Giovedì scorso ho visto un bel film’), sulla base dei puri avverbi domani, oggi, ieri, eccetera. 2) L’analogia con espressioni inglesi come ‘next week’, ‘next month’, ‘last year’”. Ma in Italia si dovrebbe scrivere in italiano, specialmente sui giornali. [2 gennaio 2026]
• Esperta. Nel giovane Montini “si preparava già l’idea di quella ‘Chiesa esperta in umanità’ che, da Papa, avrebbe promosso con forza” scrive Simona Negruzzo sul Giornale di Brescia. L’autrice si riferisce al discorso che Paolo VI tenne in francese il 4 ottobre 1965 davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma arronza, perché nel testo originale italiano il Pontefice aveva scritto di suo pugno: “Noi, quali ‘esperti in umanità’, rechiamo a questa Organizzazione il suffragio dei Nostri ultimi predecessori, quello di tutto l’Episcopato cattolico, e Nostro”. Dalla segretaria generale dell’Istituto Paolo VI ci si sarebbe aspettati una citazione precisa, o almeno l’eliminazione delle virgolette. [9 febbraio 2026]
• No. Titolo dalla prima pagina della Verità, ripetuto identico a pagina 4: “Fronda nell’Anm sul referendum: si usano soldi di chi vota Sì per il No”. C’è chi vota Sì a favore del No? No? Allora bisognava scrivere: “Si usano per il Sì soldi di chi vota No”. [18 febbraio 2026]
• Dire. In un articolo sul Fatto Quotidiano, Ilaria Proietti infila l’espressione “va senza dire”, alla quale deve essere piuttosto affezionata, perché l’ha già usata più volte in passato. Prendiamo atto che si tratta di un calco letterale del francese “ça va sans dire”, che però nei principali vocabolari non è attestato. La locuzione avverbiale ça va sans dire (propriamente “va senza che lo si dica, è ovvio”), viene tradotta dallo Zingarelli 2026 con “non c’è bisogno di dirlo; ovviamente, naturalmente” e dal Grande dizionario della lingua italiana con “non c’è bisogno di dirlo”. Resta aperto il dubbio, puramente teorico, se l’origine sia da attribuire all’intelligenza artificiale o all’umana pigrizia. In entrambi i casi, l’italiano offre già “va da sé”. [31 dicembre 2025]
• Comboni. A corredo di un’intera pagina, che lo storico Giovanni Maria Vian dedica al fondatore dei comboniani, Domani pubblica una grande foto con questa didascalia: “Nel 1996 si è tenuta la celebrazione della beatificazione del missionario Daniele Comboni”. Peccato che quello raffigurato nell’arazzo, esposto durante il rito nella basilica di San Pietro, sia invece Guido Maria Conforti, fondatore dei missionari saveriani, proclamato beato da papa Giovanni Paolo II appunto nel 1996 e canonizzato da Benedetto XVI nel 2011. [15 febbraio 2026]
• Meli. “So quel che dico: la versione italiana, ‘Astro del ciel, pargol divin’, fu opera di monsignor Angelo Mei, proprio il sacerdote che mi insegnò a contenere i palpiti del cuore, per non sciuparli”, annota Vittorio Feltri in un toccante amarcord sul Giornale. Ma il mitologico diavoletto della tipografia ci mette la coda perché, come racconta lo stesso Feltri a Stefano Lorenzetto nel libro autobiografico Il Vittorioso (Marsilio), il sacerdote in questione, autore della versione in italiano di Stille Nacht, in realtà si chiamava Angelo Meli (1901-1970), non Mei. Storico, scrittore e compositore, era il priore di Santa Maria Maggiore a Bergamo. Aveva scoperto i resti mortali del condottiero Bartolomeo Colleoni. “Mi preparò all’esame di maturità magistrale da privatista”, narra Feltri nel libro. “Italiano, latino, filosofia, storia: m’insegnò tutto lui. Un giorno sbottò: ‘Te podereset fa ol giornalista’. A me tremavano le ginocchia: era il sogno della mia vita”. [21 dicembre 2025]