Foto Ansa
pulci di notte
Come stravolgere il presidente Mattarella e Leone XIV
Titoli equivoci e problemi con il latino nelle notti insonni di Stefano Lorenzetto a fare le pulci ai giornali
- Ripugnante. Un equivoco piuttosto ripugnante capovolge nel titolo del Corriere della Sera il senso e la lettera del discorso di fine anno tenuto da Sergio Mattarella la sera del 31 dicembre. Aveva detto testualmente il capo dello Stato: “Il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Il titolo, virgolettato, è diventato: “Rifiuto della pace ripugnante”. Rifiutare una pace quando sia ripugnante rappresenta un esercizio di igiene morale, per esempio rifiutando una pace in cambio della libertà. Ma non era questo il messaggio del presidente della Repubblica. Ovviamente, infatti, l’aggettivo “ripugnante” doveva riferirsi al sostantivo immediatamente precedente (“rifiuto”). Una diversa costruzione del periodo avrebbe evitato, a parità di battute, la grottesca stonatura: “Ripugnante rifiuto della pace”. [2 gennaio 2026]
- Rovesceremo. In un articolo sulla Stampa, la storica Anna Foa arruola Leone XIV e gli mette in bocca una frase che il Pontefice non ha mai pronunciato: “‘Rovesceremo i potenti della terra’, ha detto il Papa citando la superba espressione del Magnificat”. Ma quando mai? Non si è domandata Foa che se fosse stato davvero così la notizia avrebbe fatto il giro del mondo? Il testo papale, che parafrasa il Vangelo di Luca (1, 51-53), è molto diverso: “La santa Madre di Dio, la più piccola e la più alta tra le creature, vede le cose con lo sguardo di Dio: vede che con la potenza del suo braccio l’Altissimo disperde le trame dei superbi, rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, riempie di beni le mani degli affamati e svuota quelle dei ricchi”. Certo controllare è un po’ faticoso, ma è anche ciò che una storica dovrebbe fare. [2 gennaio 2026]
- Successone. Titolo dal sito del Mattino: “Pagelle ascolti tv, top e flop di Capodanno: il Concertone di Rai 1 stacca il ‘record’ di Canale 5. Il discorso di Mattarella seguito da 10mila spettatori”. Un successone. [1° gennaio 2026]
- Repetita. Maurizio Belpietro, direttore della Verità, nell’editoriale di prima pagina intitolato “Il regalo all’Ucraina ci costa 220 euro a testa”: “La soluzione escogitata non è affatto gratis”. Periodo successivo: “L’accordo raggiunto non è gratis”. Dopo due capoversi: “Il prestito della Ue, come ogni finanziamento, non è gratis”. Inoltre: “Lasciate perdere”. Capoverso successivo: “Lasciate perdere”. E ancora: “Non offrirebbe alcuna garanzia”. Tredici righe più avanti: “Il presidente ucraino non ha nulla da offrire in garanzia”. Ripetete, ripetete, qualcosa resterà. (Nel fondo trova spazio anche la locuzione “collaboratori mano lesta”: si scrive “manolesta”). [21 dicembre 2025]
- Ricostituire. Sulla Verità, Mirella Molinaro riferisce di un egiziano e un marocchino che avrebbero violentato una turista a Firenze: “I due risultano irregolari. Nel primo pomeriggio di ieri sono stati individuati e rintracciati dagli inquirenti che stanno cercando di ricostituire che cosa è successo”. Sempre rifarsi alla Costituzione. [9 novembre 2025]
- Veto. Francesco Pietrella, inviato della Gazzetta dello Sport a Riad, intervista Sérgio Conceição, l’ex tecnico rossonero che da ottobre allena l’Al-Ittihad di Gedda. Il quale gli confessa: “Avevo fatto un veto alla Madonna di Fatima”. Sapevamo che nel mondo del calcio si sentono tutti dei padreterni, ma non sospettavamo fino a questo punto. [22 dicembre 2025]
- Successo. Titolo dal sito del Fatto Quotidiano: “Trump: ‘Ricostruzione? Putin vuole che l’Ucraina abbia successo’. E Zelensky reagisce così alle parole del presidente Usa”. Vladimir Putin che si spende per il nemico ci mancava. [29 dicembre 2025]
- Latino. Aridaje con il latino, direbbe oggi sconsolato Cicerone se per caso avesse letto L’Eco di Bergamo. Dove Daniele Rocchetti, preso dal demone del gioco di parole, in un’intervista con Paolo Rumiz se ne esce con uno sfondone: “Lei sostiene che San Benedetto trasforma l’‘hostis’ in ‘hostes’, il nemico in ospite”. Chiudiamo rassegnati un occhio su “San” che andava scritto con la minuscola, ma ospite in latino è hospes. Un vocabolario no? [25 novembre 2025]
- Capipopolo. Nel suo editoriale di prima pagina sulla Stampa, il direttore Andrea Malaguti entra ancora una volta in competizione con Maurizio Belpietro in fatto di virgole sparse a sproposito. Prima frase: “Chi abbiamo invitato e non è potuto essere qui di persona, manda un video”. Seconda frase: “L’engagement dei seguaci, come l’hai avuto ti viene revocato”. I due segni di punteggiatura separano i soggetti dai verbi. Senza contare che “chi non è potuto essere qui di persona” non “manda un video”, semmai ha mandato un video. Malaguti aggiunge: “Che i Dittatori, gli Autocrati e i Capopopolo sono il frutto avvelenato della nostra noia per la democrazia”. Il plurale di capopopolo è capipopolo. Il perché lo spiega Aldo Gabrielli nel Dizionario linguistico moderno (Mondadori), quando tratta dei nomi composti da “capo-” più un sostantivo: “In questi casi si crea un plurale ‘ragionato’; si dà cioè la forma plurale a quella delle due parole componenti che appare la più importante. Quando diciamo, per esempio, caporeparto, capostazione, la parola componente più importante è, in entrambi i casi, capo; cioè, intendiamo: il capo del reparto, il capo della stazione; e la seconda non fa che definirla; avremo perciò i plurali capireparto e capistazione”. In capopolo si applica la medesima regola. Solo che il direttore della Stampa non la sa. [21 dicembre 2025]
- Dire. Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera: “Ecco che Renzi, sabato, è andato a dire alla combriccola governativa che lo aspettava sul palco nel panel delle riforme, tutto quello che c’era da dirgli”. Il “gli” (pronome maschile) riferito alla “combriccola” (sostantivo femminile) è già una negligenza inguardabile, ma “andato a dire” per “dirgli” ci sembra persino peggio. [16 dicembre 2025]