Foto LaPresse
Preghiera
La canzone più artistica di Sanremo 2026 è quella di Sal Da Vinci
In tre minuti il cantante napoletano ha abolito il divorzio, l’aborto, forse perfino la repubblica. Pasolini disse che Napoli è refrattaria alla modernità: non era l’abbaglio di un nostalgico
“Lo scopo dell’arte è di abolire il tempo”, ha scritto il filosofo Andrea Emo. Dunque la canzone più artistica del Sanremo 2026 è quella di Sal Da Vinci. Non ci sono arrivato subito, all’inizio volevo fare come il grande maestro Vittorio Feltri, liquidare il festival in due battute, senza vederlo, senza perderci tempo. Poi ho ceduto, sono andato su YouTube e mi sono sciroppato canzoni che ad abolire il tempo nemmeno ci provavano, esiti mediocri di un’epoca grigia. Finché non è apparso sullo schermo Sal Da Vinci, vestito da matrimonio napoletano e con tantissimi denti. Quest’uomo mi ha lasciato esterrefatto, in tre minuti ha abolito il divorzio, l’aborto, forse perfino la repubblica (lui è “un re dal cuore innamorato”, mica un presidente, lei ovviamente è una regina). “Con la mano sul petto / io te lo prometto / davanti a Dio / saremo io e te / da qui / sarà per sempre sì”. Senza la musica, il testo mi avrebbe catapultato nel 1956 se non nel 1936... Pasolini disse che Napoli è refrattaria alla modernità, pensavo fosse l’abbaglio di un nostalgico e invece l’epitalamio davinciano, preconciliare, forse prebellico, gli dà ragione. “L’eternità è dentro una parola”, canta Sal. A volte anche dentro una canzone.