Vincenzo Campi, Cucina, olio su tela, 1578-1581, Pinacoteca di Brera

preghiera

Sfuggire alla Milano pagana in cui le bestie sono più importanti degli uomini

Camillo Langone

Per recuperare un sano rapporto con gli animali serve entrare nella Pinacoteca di Brera e guardare le quattro grandi tele mangerecce di Vincenzo Campi

A Brera si impara. La storia dell’arte? Innanzitutto la vita. Camminando per Milano dalla Fiera a Fiori Chiari ho visto cliniche veterinarie, asili per cani, cani portati a spasso, megaposter di cibo per cani viziati, troneggianti sui divani. Insomma ho visto una città pagana in cui le bestie sono di nuovo più importanti dei cristiani. Per recuperare un sano rapporto con gli animali sono entrato nella Pinacoteca di Brera. Nelle quattro grandi tele mangerecce di Vincenzo Campi (Cremona 1536-91) è tutto uno squartare maiali, infilzare polli, strozzare oche. Nel quadro intitolato “Cucina”, in primo piano, un gatto feroce difende con viso di tigre le sue miserabili frattaglie da un canucolo digrignante e altrettanto affamato. Altro che cani e gatti amici come nelle pubblicità, altro che mangiacrocchette. Altro che botoli scodinzolanti, altro che grassi felini castrati. La grande pittura è la cura per la deboscia occidentale. Imparare dai pittori come si trattano i quattrozampe, affinché cani e gatti riprendano a odiarsi e a contendersi gli scarti, a cacciare ladri e topi. Imparare a Brera.
 

  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).