Fine gennaio, il paradiso del misantropo

Camillo Langone

Dopo le feste la gente esce meno, è al verde, è a dieta, teme il freddo. Finalmente quasi solo: posso cenare senza chiasso, parlare col cuoco e la cameriera, onorare la bottiglia, stare quanto voglio senza la pressione di clienti in piedi che aspettano il tavolo

Misantropia gioia mia. Non sono di quei misantropi tristi, taccagni e negativi, mi dichiaro misantropo felice, e se è vero che detesto l’umanità non è vero che odio le persone: semplicemente le preferisco una alla volta. Niente file, niente orge, niente tavolate. La fine del mese è il mio momento. Ho notato che nei giorni intorno al 27 è più facile trovare posto nei ristoranti e un amico cuoco me lo ha confermato. Banalmente perché molti stipendi vengono pagati tra il 27 e il 30. Non ci avevo pensato. Di tutti i fine mese, il fine gennaio è il più misantropico, siccome la gente dopo le feste esce meno, è al verde, è a dieta, teme il freddo, cose così. Finalmente quasi solo: posso cenare senza chiasso, parlare col cuoco, magari perfino entrare in cucina, chiacchierare con la cameriera, onorare la bottiglia, stare quanto voglio senza la pressione di clienti in piedi che aspettano il tavolo. Non vorrei finisse mai la fine di gennaio (lo so, non è possibile, il calendario non è al mio servizio, e allora prego Dio di concedermi qualche altro gennaio).
 

  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).