Bandiere palestinesi al termine del Macbeth allo Sferisterio di Macerata (Ansa)
preghiera
Teatro militante, no grazie. Meglio stare a casa a leggere di Peppino De Filippo
Da Licia Lanera a Emma Dante, attacchi al governo, bandiere palestinesi e lezioncine morali. Così anche i palchi italiani diventano comizi. Ma lo spettatore edonista chiede piacere, non militanza
Lasciatemi qualcosa da guardare, vi prego. Già non potevo più andare al cinema, essendo troppo alto il rischio di ritrovarmi sullo schermo Alessandro Gassman o Elio Germano o Toni Servillo: adesso non posso nemmeno andare a teatro. Il grande Cecchi è morto e il sipario si alza su due erinni. Leggo su Rolling Stone che secondo Licia Lanera, vincitrice del Premio Ubu, “questo governo fa la guerra alla cultura”. Soltanto le regioni e i comuni di sinistra aiutano le compagnie teatrali! Purtroppo lei non è assistita da nessuno e fatica a pagare gli stipendi. Com’è possibile? La Compagnia Licia Lanera risiede a Bari, in un comune e in una regione dove la sinistra domina da decenni. E allora perché, se è tanto coraggiosa come dice, parla di destra/sinistra quando il problema è Nord/Sud? Perché non se la prende con i suoi corregionali?
Poi c’è Emma Dante, altra premiata (Leone d’Oro alla carriera), altra arraggiata. La scorsa estate allo Sferisterio di Macerata, al termine dello spettacolo, espose due grandi bandiere palestinesi insanguinate. “Non ha mai cercato di piacere” scrive Famiglia Cristiana. Vero, solo che per me non è un pregio, è un difetto: io sono un edonista, preferisco godere. Come valle di lacrime mi basta la vita, se ci si mette anche il teatro resto a casa e leggo la biografia di Peppino De Filippo.
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