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Tra pistole che non sparano e quelle che sparano troppo

Camillo Langone

L'arma da fuoco fa pensare alla morte: un tema lugubre anche se alcuni filosofi rintracciavano nel pensiero del suicidio un aiuto a vivere

Sono giorni che penso all’intervista data da Giovanni Lindo Ferretti a Rolling Stone: l’Intervista della Pistola. La chiamo così perché il passaggio cruciale è questo: “A Natale ho chiesto agli amici di regalarmi una pistola”. Ferretti si dice ispirato da Cormac McCarthy, che non usciva mai senza un libro e una pistola, e invece a me è venuto in mente Cioran, la sua idea che il pensiero del suicidio aiuti a vivere. Nella lunga intervista il grande emiliano parla di montagna, vecchiaia, cattolici, fascisti e comunisti, tutte cose interessanti salvo forse l’incombente riunione dei CSI che io trovo entusiasmante come una riunione di condominio (sono amico di Ferretti ma sono ancora più amico di Eraclito: non ci si bagna due volte nello stesso fiume). Comunque la frase a cui non riesco a smettere di pensare riguarda la pistola. Sarà che in questo periodo in America le pistole sparano troppo e in Italia troppo poco (la magistratura sembra prevedere che poliziotti e carabinieri portino armi solo per bellezza). Sarà che la pistola fa subito pensare alla morte: tema lugubre, certo, ma tema essenziale. E a non piccoli sottotemi quali autodifesa, omicidio, suicidio. La pistola è un detonatore filosofico: produce un’esplosione di pensieri. Tutti seducenti e pericolosi. Avrei preferito non leggerla, l’Intervista della Pistola.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).