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preghiera
Non bisogna invidiare gli altri. Da desiderare, in giro, non c'è un granché
L'ultimo libro di Costanza Miriano invita a un sentimento universalmente carente: la compassione. Perché se proviamo a vedere le sofferenze degli altri vedremo qualcuno "che sta combattendo una battaglia sovrumana, spesso solitaria e disperata”
“Non desiderare la vita d’altri” di Costanza Miriano (Sonzogno) non sembrerebbe fare al caso mio. Nato con Orazio e l’Ecclesiaste, cresciuto con René Girard, molto citato nel libro, e ora frequentante Epicuro e Epitteto, da anni ho il problema opposto: desidero troppo poco. E’ un handicap: il desiderio è un motore, l’invidia è una spinta. E non è nemmeno un merito: non desidero la vita degli altri non perché sia buono ma perché gli altri non mi interessano. Col desiderante girardiano io non c’entro nulla, se una cosa è già posseduta o desiderata da qualcuno, ai miei occhi perde valore. Però a pagina 172 ho trovato questa frase bellissima e cristianissima: “Se proviamo ad aguzzare la vista, invece che sulle fortune degli altri, sulle loro sofferenze, troveremo immancabilmente qualcuno intorno a noi, magari perfino nel nostro condominio, che sta combattendo una battaglia sovrumana, spesso solitaria e disperata”. Ecco confermata la mia convinzione di essere, relativamente e temporaneamente, un privilegiato, e rafforzato il mio sospetto che da desiderare, in giro, non ci sia granché. Pertanto l’ultimo libro di Costanza Miriano fa al caso di tutti, anche degli scarsamente invidiosi. Perché spinge alla compassione, sentimento universalmente carente e molto, molto più motivato.