Foto Ansa
Preghiera
Il Capodanno che non vorremmo vedere
Tra vecchie glorie, provincialismo televisivo e umiliazioni simboliche, lo spettacolo Rai di fine anno diventa – suo malgrado – il riflesso inquietante di un’idea di Occidente stanca, smarrita e incapace di rappresentarsi
Che la Rai non sia lo specchio della società italiana, che il programma senile e squallido di Capodanno non rappresenti gli ultimi giorni della nazione ma soltanto un errore di alcuni sfortunati dirigenti televisivi, che non sia un’offesa alla Calabria e forse al Meridione tutto, ulteriormente umiliato dal Capodanno di Mediaset a Bari (domandarsi perché le città del Nord non smaniano per aggiudicarsi simili trasmissioni). Che la mesta processione di vecchie glorie, il repertorio trapassato di Sal Da Vinci e l’indescrivibile esibizione di Cristiano Malgioglio non abbiano alcun rapporto con la chiesa bruciata ad Amsterdam e il giuramento sul Corano del sindaco di New York, vale a dire che non siano il pannello di un polittico sulla caduta dell’Occidente ridotto a ospizio osceno, la sezione di un grande affresco raffigurante l’Euroamerica implosa e invasa, non donna di province ma bordello. Che il Capodanno Rai non simboleggi tutto ciò, anche se tutto ciò sembra.