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Mughini continui a scrivere libri

Dice che non ha più niente da dire, ma con quell’italiano può fare ciò che vuole

17 Maggio 2019 alle 06:15

Mughini continui a scrivere libri

Giampiero Mughini (foto LaPresse)

“Questo che è probabilmente il mio ultimo libro”, scrive Giampiero Mughini in “Memorie di un rinnegato” (Bompiani) “per il motivo semplicissimo che non ho più nulla da dire”. Veda di non scherzare, il Gran Mughini. Se il passato è esaurito, se sugli anni Sessanta e Settanta e pure Ottanta è stato detto tutto e se i Novanta interessano poco, il presente è grazie a Dio infinito. Ogni giorno succede qualcosa, anzi moltissimo, e chi sa scriverne ha il dovere di farlo. Non potrà più raccontare di Montanelli e dei Bellocchio, di Panorama e Lotta Continua, di Lucio Magri e Aldo Biscardi come in quest’ultimo libro? Pazienza. Davvero non ci vedo nulla di irrimediabile, la vita prosegue imperterrita a fornire materiale. Mughini abita a Monteverde? Scriva un libro sull’arte di abitare a Roma. Mughini va dal fruttivendolo? Scriva un libro sull’arte di fare la spesa. Mughini compra un nuovo paio di occhiali? Scriva un libro sull’arte di abbigliarsi e accessoriarsi. Con quell’italiano può fare ciò che vuole, dunque lo faccia.

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  • fabriziocelliforli

    17 Maggio 2019 - 12:12

    Condivido al 120.000%

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  • giantrombetta

    17 Maggio 2019 - 10:10

    Caro Camillo, solo per associarmi al tuo appello. Il caro amico e grande scrittore Giampiero non osi privarci delle sue splendide pagine. E magari Cerasa tenti di fargli regalare nuovamente qualche perla quotidiana ai foglianti della prima ora. Costi quel che costi.

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  • carlo.trinchi

    17 Maggio 2019 - 10:10

    La voglia di sparire è tanta ed anche nel rinnegato la si avverte. Infatti più che un libro è un amarcord che ti fa respirare un passato più personale che storico. Le giustificazioni per il non essere stato, perché l’essere non lo si sentiva tale, non servono perché si percepiscono leggendo. La voglia di non aver più niente da dire è normale anche perché intorno vedi che tutto scorre e non ha più riferimenti, e se c’erano, oggi durano lo spazio di un giorno, come il pensiero di un politico. La nausea è tanta ed anche se la voglia di dire resta, manca la volontà di renderla manifesta per la consapevolezza che dura lo spazio del tempo che occorre all’inchiostro di asciugarsi. La decadenza di una nazione, di un popolo si sta allargando e non restringendo perché manifesta all’anima del singolo e questo non è grave ma peggio, e ci stiamo arrivando.

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