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Ci sono troppe omelie mondane nelle quali la parola di Dio è ormai un incomodo

Il messaggio diffuso dal vescovo di Parma per Sant’Ilario è abbastanza allucinante: una lezioncina sociologica in cui non nomina il Santo una volta, preferendo citare Galimberti e Bauman

16 Gennaio 2018 alle 06:00

Ci sono troppe omelie mondane nelle quali la parola di Dio è ormai un incomodo

Foto tratta da Wikipedia

Sant’Ilario, patrono della mia città, mi devo giustificare. L’altro giorno non sono venuto in Duomo alla messa in tuo onore. Da tempo evito le funzioni celebrate dai vescovi, ovunque e con particolare attenzione a Parma dove nel 2016 monsignor Solmi cedette il pulpito della cripta a un imam. Tu, Sant’Ilario, che contro i vescovi eretici scrivesti addirittura un libro (“Adversus Valentem et Ursacium”), spero capirai questo mio esilio interno, questo mio ritirarmi nei santuari mariani e nelle chiese dei frati. Io non sono un Santo e forse sbaglio ma non ho abbastanza fede per sopportare omelie mondane in cui la parola di Dio è ormai un incomodo. Il messaggio diffuso dal vescovo per Sant’Ilario (l’ho letto su internet) è abbastanza allucinante. Una lezioncina sociologica in cui non ti nomina una volta, preferendo citare Galimberti e Bauman per introdurre qualcosa che somiglia a una nuova religione, un cambio di orientamento da Dio a Bio: “Lo sviluppo della città nella logica di una ecologia integrale resta il fine al quale tutti debbono tendere”. Però, Sant’Ilario, non ti ho dimenticato, l’altro giorno in tuo onore ho mangiato le scarpette, i tradizionali biscotti a te dedicati (il pasticcere della Pasticceria Torino ti è rimasto fedele).

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    16 Gennaio 2018 - 23:11

    Viviamo giorni in cui tutte le gerarchie sembrano sconvolte e capovolte: dall'ONU alle Università, dai tribunali dell'etica civile ai pulpiti della morale religiosa, risoluzioni, slogan, sentenze, encicliche da restare allibiti. Ma rileggere il Vangelo forse ci fa ritrovare nella normalità: sacre gerarchie da "guai a voi", poveracci mille volte preferibili a quelli che credono di contare, prostitute sante donne al confronto di quelle che si fanno rimodellare il look sperando di nascondere il degrado complessivo, ceffi di mercenari nell'animo più dignitosi e rispettabili delle autorità paludate, quelli che dovrebbero esserti più amici che ti svendono o spariscono proprio quando ne avresti bisogno. Siamo sempre in pieno Vangelo. Ieri come oggi, e forse sarà più o meno sempre così. Beato allora, chi di noi si ritrova ancora in fondo alla saccoccia un sesamino di fede.

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  • GianniM

    GianniM

    16 Gennaio 2018 - 16:04

    L'ecologia integrale è quella ricca di fibre?

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