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La regia di Marina Berlusconi. Avvicendamento Gasparri-Craxi al Senato. Tajani più debole

Ruggiero Montenegro 

La figlia del Cav. dietro le manovre a Palazzo Madama. Gasparri si dimette da capogruppo dopo le firme per sfiduciarlo. Sarà presidente della commissione Esteri. In Forza Italia si apre la fase del rinnovamento. Alla Camera la minoranza (agguerrita) punta l'altro capogruppo Paolo Barelli 

E’ il primo passo.  A farne le spese   è Maurizio Gasparri,   “sfiduciato” da 14 senatori, tra cui i ministri Zangrillo e Casellati. Si dimette da capogruppo.  Il rinnovamento di Forza Italia per ora porta il nome di Stefania Craxi, che prenderà il suo posto:  “E’ un avvicendamento previsto da tempo”, spiega. Ma dietro le note ufficiali c’è altro:  il malcontento nel partito e soprattutto   il via libera di Marina Berlusconi,  che da tempo chiedeva un cambio di passo. Dopo la scoppola referendaria era  inevitabile. Antonio Tajani – raccontano – è una furia, fa quel che può. Adesso è più debole, anche al governo. Alla Camera Paolo Barelli, fedelissimo tajaneo, resiste. Ma per quanto?


E’ l’effetto referendum, che esaspera gli animi e accelera le decisioni, a Roma e a Milano. E dopo FdI – Delmastro, Bartolozzi e Santanchè – tocca anche Forza Italia. La tensione esplode di prima mattina, dopo due giorni di vertici e analisi, malumori e riunioni. La raccolta firme anti Gasparri raggiunge quota quattordici, ci sono anche i nomi dei ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, poi Francesco Paolo Sisto, numero due al ministero della Giustizia. Claudio Lotito prova a smentire: “Ma che ne so”. Ma è lui, come ammettono varie fonti azzurre, a organizzare il malcontento. Ci sarebbero anche ruggini risalenti alla legge di bilancio. Gasparri non ha altra scelta, si dimette. “Una decisione autonoma”, dirà poco dopo, convocando una riunione nel pomeriggio. 

 

Al netto delle smentite, la regia è di Marina Berlusconi.  Da mesi, con il fratello Pier Silvio, chiede ai vertici di FI di dare un segnale.  Nelle ultime ore avrebbe avuto contatti anche con Gianni Letta. Si cerca di evitare lo scontro totale nel partito, alla fine si decide per l’avvicendamento al Senato, con un accordo. Stefania Craxi è considerata una figura di garanzia. Antonio Tajani, ieri a Parigi per la riunione dei ministri degli Esteri del G7,  deve subire la decisione. Negli ultimi giorni ha avuto contatti con la figlia del Cav., ricostruiscono fonti parlamentari. Il vicepremier forzista – che al netto delle tante  critiche ha tenuto in piedi il partito dopo la morte di Berlusconi –  di certo non ha gradito le modalità di questa operazione, che lo indebolisce dentro il partito, ma anche fuori. Al governo, in una fase tormentata  e di scelte decisive per la coalizione. Si ipotizzano rimpasti. Restano sempre in ballo, tra le altre cose, anche varie caselle da sottosegretario. E’ anche per questo che Marina  ribadisce “la stima immutata per Tajani”. E poi che “l’avvicendamento alla guida del gruppo di FI al Senato è un’iniziativa del gruppo parlamentare”. Ma è chiaro che adesso inizia una nuova fase. Il capo forzista lo sa, prova a parare i colpi, prova a rilanciare la sua leadership. E’ lui, con una scelta un po’ inconsueta,  a ufficializzare la nomina di Craxi un’ora prima del vertice dei senatori. Ringrazia Gasparri per “l’impegno profuso”,  per la “lealtà e la dedizione” alla causa: “Un esempio per tutti”.  Poi, come già annunciato nei giorni scorsi,  aggiunge: “Con i prossimi congressi regionali lavoriamo per allargare sempre di più i nostri orizzonti, abbracciare tutte quelle forze che condividono il nostro percorso. A radicarci sul territorio, a valorizzare la nostra base e i nostri militanti”. Ribadisce insomma il valore delle tessere, dei nuovi iscritti. Mentre, ricordano fonti forziste, la famiglia Berlusconi non è mai stata entusiasta del partito pesante lanciato da Tajani lo scorso anno. 

 

La riunione dei senatori FI è blindata, i giornalisti sono tenuti a debita distanza.  Tra i primi ad arrivare Zangrillo, Casellati, Damiani e Sisto. Gasparri annuncia quindi le dimissioni, si evitano ulteriori spaccature. La ministra Anna Maria Bernini, che non aveva firmato contro il capogruppo uscente,   fa la mediatrice, indica il nome di   Craxi che viene eletta per acclamazione e poco dopo si concede ai cronisti. Spiega che Gasparri prenderà il suo posto come presidente della commissione Esteri. E’ la condizione per l’accordo. “Ringrazio Tajani”, esordisce Craxi, spiegando che la  leadership non è stata messa in discussione, nemmeno da Marina.  “Non c’è nessuna rottura o frattura. E’ un avvicendamento in cantiere da prima del referendum”. E la lettera, le dimissioni? “Fare il capogruppo è un lavoro logorante”. Sarà. Nel frattempo tutto il partito rende omaggio a Gasparri. Lo fa anche Roberto Occhiuto, da molti considerato l’anti Tajani. Nella sua nota sottolinea: “Bene il profilo riformista e liberale alla guida del partito in Senato”.  Nel frattempo scoppiano grane anche in Sicilia, dove i No alla riforma della Giustizia hanno toccato quota 60 per cento.  Anche a Renato Schifani viene chiesto un cambio di passo, ma a quanto pare  nessun segnale è ancora arrivato dal presidente. Il clima tra gli azzurri è quello che è. E potrebbe presto peggiorare. Il prossimo a saltare potrebbe essere l’altro capogruppo Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani. Per ora resiste. Alla Camera non ci sono i numeri per replicare una  raccolta firme, si rischierebbe la conta e gli stracci. Ma la parte più agguerrita della minoranza non demorde, “rotoleranno altre teste”, e settimana prossima tornerà alla carica. Per sostituirlo si fa il nome di Deborah Bergamini. Si vedrà. Nel frattempo il rinnovamento di FI si chiama  Craxi.

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