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editoriali
Fango su Giorgio Mulè: dove non arrivano i pm arriva la gogna di Rep.
All'interno degli atti dell'inchiesta lanciata dalla procura di Roma su presunti appalti pilotati, compare anche il nome del vicepresidente della Camera. Repubblica ne dà notizia e Mulè si ritrova attaccato mediaticamente pur non essendo indagato, soltanto perché citato da una persona sospettata
Ventisei persone sono indagate in un’inchiesta lanciata ieri dalla procura di Roma, incentrata su presunti appalti pilotati, che ha portato a perquisizioni in alcuni uffici del ministero della Difesa, di Terna, Rete Ferroviaria Italiana e del Polo strategico nazionale. L’indagine si concentra su un presunto sistema di appalti pilotati e fondi neri. Al centro dell’inchiesta risulta l’imprenditore Francesco Dattola. Coinvolti anche alcuni ufficiali dell’Esercito. Le indagini sono partite da una segnalazione dello stesso ministero della Difesa, che aveva individuato comportamenti sospetti. Ieri sempre il ministero ha assicurato “pieno supporto e massima collaborazione” ai magistrati. Saranno i giudici a verificare la fondatezza delle accuse mosse dai pm. Intanto, bisogna prendere atto del solito meccanismo della gogna mediatica, che questa volta ha colpito, con tempistiche curiose, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
Ieri il sito di Repubblica ha infatti dato notizia che “dagli atti dell’inchiesta – in cui non risulta indagato – compare anche il nome di Giorgio Mulè, ex sottosegretario alla Difesa”. Secondo il quotidiano, “il faccendiere-imprenditore Antonio Spalletta sarebbe intervenuto ‘attraverso il (reale o millantato) intervento di un esponente politico (Mulè, ndr)’ per favorire la promozione di Pier Francesco Coppola a generale dell’Aeronautica, destinato a guidare la sezione sistemi meteorologici del IV Reparto”. Non è chiaro come Repubblica abbia potuto avere accesso agli “atti di indagine” (coperti da segreto), né da dove abbia ricavato il riferimento a Mulè. La cosa certa è che nel giro di pochi minuti Mulè si è ritrovato sputtanato sui siti e sui social pur non essendo indagato, soltanto perché citato da una persona sospettata di millantare. Tutto ciò proprio tre giorni dopo il referendum, sul quale Mulè si è speso molto sul piano mediatico, e proprio durante la fase di rinnovamento interno a Forza Italia (che coinvolge anche Mulè, accreditato da alcuni addirittura come successore di Tajani). Tu guarda un po’ il caso.