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La Situa

La partita asimmetrica sul referendum di Meloni e Schlein

Claudio Cerasa

Per la premier è una sfida di coerenza politica sulla riforma simbolo della giustizia, ma senza effetti immediati sul governo. Per la leader del Pd, invece, il voto può diventare una resa dei conti: una vittoria del sì metterebbe in discussione linea, consenso e leadership

Il referendum è decisivo per Giorgia Meloni, perché rappresenta una prova di coerenza: è la sua riforma simbolo sulla giustizia e misura la sua capacità di trasformare un’idea storica del centrodestra in consenso reale. Una vittoria del No sarebbe un colpo politico, ma non esistenziale: Meloni resterebbe comunque al governo e continuerebbe a essere la favorita per le politiche del 2027. Per Elly Schlein, invece, la posta è più profonda. Il No è diventato un collante identitario per il Pd, ma una vittoria del Sì aprirebbe una crepa difficile da gestire: significherebbe che una parte dell’elettorato progressista non segue la linea e che il partito ha sbagliato lettura del paese. Non una sconfitta tattica, ma una smentita culturale. E anche personale: il risultato potrebbe far scricchiolare la sua leadership, dando fiducia ai suoi avversari interni e riaprendo il dossier sulla candidatura alle politiche.

    


    

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.