(foto Ansa)

Il colloquio

Il ministro Foti: “La posizione dell'Ue sull'Ets è una vittoria di Meloni. Verso Trump né freddezza né calore”

Luca Roberto

Il ministro degli Affari europei di FdI: "Siamo riusciti a convincere paesi che non volevano nemmeno sentir parlare di riforma della tassa sulle emissioni. In politica estera l'Ue ritrovi autorevolezza"

Al termine del Consiglio europeo a Bruxelles, nella notte di giovedì, Giorgia Meloni ha scritto un messaggio ai suoi ministri: “Abbiamo raggiunto l’obiettivo, ce l’abbiamo fatta”. Il riferimento era alla revisione del sistema Ets, una promessa che ieri l’Italia è riuscita a strappare dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “E io credo che quella presa di posizione sulla necessità di aggiornare il meccanismo sia un riconoscimento chiaro del lavoro svolto dalla premier e dal governo italiano”, dice al Foglio il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, esponente di Fratelli d’Italia. “Il sistema di scambio di quote di emissione Ets sta funzionando”, ha premesso ieri von der Leyen. “Tuttavia, dobbiamo modernizzarlo e renderlo più flessibile”. In questo colloquio col nostro giornale il ministro Foti parte proprio da quell’intervento in conferenza stampa post Consiglio europeo. “Von der Leyen si è soffermata più volte su molti dei punti portati avanti dall’Italia. E’ un risultato molto importante tenendo conto delle riserve di numerosi paesi che mai avrebbero voluto anche solo sentir parlare di riforma dell’Ets. E’ il riconoscimento che si devono aprire spazi per allargare la gratuità dell’Ets per le aziende particolarmente energivove. E poi anche per adattare le varie misure che possono essere prese in tal senso”. E’ quanto rivendicato da Meloni ieri a “Cinque minuti” (la premier aggiungerà pure che Delmastro è stato leggero, evocando però “manine”). Eppure dalle opposizioni c’è chi, come il Pd, sostiene che le parole di von der Leyen vadano in tutt’altra direzione e servano, invero, a smentire e a bocciare la linea Meloni. “Ma su questo dossier e non solo, le opposizioni più che un campo largo somigliano a un campo minato”, ribatte Foti. “In Parlamento si sono presentati con quattro mozioni distinte: il Pd voleva il mantenimento del sistema Ets, Avs e M5s addirittura un suo potenziamento. E Italia viva e Azione sono andate in direzione inversa, verso un’eliminazione della tassa. Visto che la riforma del sistema riguarda il paese e non una parte politica ci vorrebbe maggiore responsabilità, ma la responsabilità è un atto di saggezza che mal si concilia con questo atteggiamento”.

 

Aprire a una revisione del meccanismo di tassazione delle emissioni del carbonio potrebbe portare a un più complessivo ripensamento del green deal? “Quello sarebbe il risultato auspicabile”, prosegue allora il ministro Foti. “Pur rendendosi conto delle resistenze che ci sono in alcuni paesi che hanno, su questo, un approccio di conservazione di un manifesto ideologico. Ecco, io credo che sul tema della transizione ci sia bisogno di un approccio più rivoluzionario, per permettere davvero all’Unione europea e agli stati membri di competere ad armi pari a livello internazionale. Perché sappiamo benissimo che con il mantenimento delle regole stringenti del green deal rischiamo di finire ai margini”. A proposito di energia, il governo questa settimana ha varato un decreto carburanti con misure urgenti come il taglio delle accise per 20 giorni. Dobbiamo aspettarci altri interventi? “Anzitutto, aspettiamo che la Commissione europea valuti i contenuti del decreto. Poi agiremo in base ai vari scenari che si apriranno di qui in avanti. Ma sarebbe inutile in questo momento preconizzare un intervento in un senso o nell’altro. Cerchiamo di realizzare quanto abbiamo promesso”. Viriamo per un attimo sui temi di politica estera. Fa bene chi dice che in questo momento c’è freddezza, da parte vostra, nei confronti di Trump e della sua amministrazione (nonostante una delegazione di FdI settimana prossima si recherà lo stesso in Texas al Cpac, la convention trumpiana)? Del resto ancora ieri il presidente americano ha definito gli alleati “codardi”. “Non è questione di calore o di freddezza”, ribatte ancora Foti. “E’ la politica, bellezza! Vuol dire che su alcuni temi si può convenire e su altri no”. Evidentemente tra i secondi ricade la posizione sulla guerra con l’Iran. La premier sta però riuscendo a muoversi in coordinamento con gli altri leader europei? C’è bisogno di un Europa più forte di fronte alle uscite del presidente americano? Sullo Stretto di Hormuz, per esempio, i 27 hanno ribadito il no a operazioni militari spostando tutto sul piano del contributo post-conflitto. “Il problema non è avere la forza o la debolezza, ma essere autorevoli. Meloni lavora con questo obiettivo. E se tutti i giornali internazionali le danno credito una ragione ci sarà”, conclude Foti. “I suoi detrattori in Italia non fanno altro che criticare. Preferiscono abbaiare alla luna che costruire”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.