Il racconto
Il Bossi risorto. L'amico Tremonti: "Lo hanno dimenticato e ora sono tutti suoi figli". L'eredità politica a Giorgetti.
L'ex ministro: "Da vivo lo hanno trattato malissimo, compreso chi diceva di amarlo". La famiglia non vuole i funerali, i rapporti mediati da Giorgetti. Attesa per i funerali a Pontida anche Meloni
Roma. Lo recuperano da morto ma lo avevano dimenticato da vivo. Figlio mio, figlio mio, perché mi hai abbandonato? “E ora dicono che sono tutti figli di Umberto Bossi, la Lega intera, la destra. Tutti”. E non lo sono? “Prima della sua morte, bella, mi creda, una morte che neppure Umberto avrebbe immaginato, celebrata dai quotidiani, i leghisti dicevano che erano figli di Maroni. Oggi sono tornati figli di Umberto”. Vi eravate sentiti al telefono? “Ero andato a trovarlo. A Natale. A Gemonio”. Bossi cosa pensava di questo tempo? “Pensava tutto il male possibile. Non si riconosceva. Da vivo lo hanno trattato malissimo, compreso chi diceva di amarlo”. Giulio Tremonti, l’amico di Bossi, ricorda che quando venne rieletto, l’ultima volta, per festeggiarlo, Coldiretti volle organizzare un evento in suo onore, a Roma. Chi ci andò? “Vennero invitati i leader di centrodestra, ma quella sera tutti avevano impegni. Non venne nessuno”.
L’ex ministro Tremonti ricorda ancora, una sera, a Roma, l’invito, la carrozzella trascinata, i pochi amici rimasti. “La Coldiretti, che ha amato Bossi, lo accolse come un Papa. Umberto era felice. Credo sia stata la sua ultima volta a Roma. Non è più tornato. Umberto è morto in una camera d’ospedale, a Varese. Gli era rimasto un solo assistente. Uno solo”. Chiedo a Tremonti se Bossi avesse voluto una camera ardente a Via Bellerio e Tremonti mi risponde che non avrebbe voluto “la camera ardente e neppure i funerali di stato. Non li avrebbe voluti. Non era un uomo di cerimonie”. A Gemonio la famiglia ha chiuso il cancello. Gli unici che sono entrati, al momento, sono Giancarlo Giorgetti, Marco Reguzzoni, Attilio Fontana. A tarda sera è arrivato Salvini, commosso. Hanno chiesto ai figli di Bossi, alla moglie, come “intendiamo celebrarlo”, hanno spiegato che Bossi merita un funerale, un grande funerale, di stato, ma la famiglia si è opposta e i rapporti vengono curati, mediati, da Giorgetti. Non vogliono nessuno intorno. Daniele Belotti, la voce di Pontida, insieme a Maurizio Bosatra, l’uomo che da trent’anni organizza le feste della Lega, mangia panini per strada per il partito, si sono offerti: “Ci pensiamo noi al funerale. Lo organizziamo a Pontida, in piazza installiamo un maxischermo. Ci pensiamo noi”. La messa sarà celebrata a Pontida, nel monastero di San Giacomo, alle 12, ed è atteso l’arrivo di Giorgia Meloni. Luca Zaia al telefono dice che “non si è chiusa una pagina di storia, ma un libro”. Giorgetti, da quando ha saputo della notizia della morte, ha smesso di parlare. Salvini ha annullato gli impegni referendari. Sui social della Lega lo salutano con “A Dio, capo”, ma la verità è che nessun leghista era nelle condizioni di confermare la notizia della sua morte. Lo avevano ricoverato, mercoledì, dopo un dolore al petto, a Varese, e si credeva che fosse un infarto, un altro che Bossi avrebbe superato, uno ancora. Il corpo da anni resisteva malgrado le metastasi che lo avevano invaso, il tumore. Giovedì sera quando Federica Valenti, dell’Agi, ha dato per prima la notizia, i tg hanno telefonato all’ufficio stampa della Lega, e poi ai capigruppo, Romeo e Molinari. E’ vero che è morto? Hanno cercato la famiglia e poi i badanti. I badanti. Era tardi, anche per i grandi quotidiani, a cui non è sembrato vero poter scongelare i coccodrilli, articoli che puzzavano di morto più del morto. Dice Tremonti che “a leggere i giornali di oggi, e immagino anche di domani, sono stati tutti generosi, affettuosi con Bossi. Sa cosa penso? Che da anni chi voleva male a Salvini lodava Bossi per andare contro Salvini”. Lo stavano per espellere per una tessera, l’adesione di Bossi al Comitato Nord di Paolo Grimoldi, ex segretario della Lega Lombarda (lui sì espulso) ma perfino a Salvini è sembrato troppo. A Emanuela Fiorentino, su Panorama, Salvini, quando era invincibile, ha raccontato che Bossi “mi trattava male, trattava male tutti, Giorgetti, forse un po’ meno”, mentre Bossi, a Salvatore Merlo sul Foglio, nell’intervista che vale una vita, una carriera, dal titolo, “Io Bossi, lui cita”, raccontava “che l’uomo è ciò che mangia e ciò che respira. Salvini ha respirato Bossi tutta la vita”. Salvini ha provato a somigliargli nel modo di vestire, nella barba sciatta, nella provocazione, solo che Bossi aveva il talento di ottenere tutto con poco (anche con il quattro per cento) e Salvini di avere poco quando aveva tutto. Il meglio che resta della Lega, e anche la furbizia, è bossiano: Giorgetti al governo, Fontana in Lombardia, in Rai hanno recuperato Antonio Marano e si convoca ancora Calderoli quando è necessario occuparsi di legge elettorale. Mai Bossi avrebbe offerto la carica di vicesegretario a Vannacci perché “i fascisti? Io li picchiavo”. Bossi non si sarebbe fatto raggirare ed è un raggiro anche il recupero del morto da parte della sinistra. Senza Bossi viene a mancare il padre della Lega e a Salvini l’unico maestro da cui poter copiare. Le chiavi della scuola restano a Giorgetti. Ora non ha più nessun motivo per restare in Lega o forse ha finalmente un motivo per farsene carico. Il dolore è nel suo occhio timido, come nel verso di Attilio Bertolucci: “Il dolore dei giorni che verranno / già pesa sulla tua ossatura fragile”.