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La lettera

Se si può stare con la libertà dell'arte, perfino di stato, perché non darlo a vedere?

Giuliano Ferrara

La modestia del conflitto aperto e non burocratico dovrebbe sostituire la rischiosa grandiosità della “lutte finale” tra i Duellanti della Nuova Egemonia Culturale. A Buttafuoco dimostrare e praticare una fin troppo corazzata indipendenza. A Giuli organizzare una occasione disarmata di dissenso il 9 maggio. La lettera di Ferrara

Al direttore - Apprezzabile come sempre Carmelo Caruso, squillante e brillante ed elegante, ora sulla Biennale e sulla libertà dell’arte (purtroppo di stato). Dubito solo che l’invocato Gogol, e anche Puskin, Esenin, Achmatova, Bulgakov e financo Majakovskij avrebbero partecipato al padiglione russo delle anime stramorte. Forse gli slavofili Paolo “Norskij” e Dostoevskij, che non è male, ma c’è un forse. Ribadisco che la modestia del conflitto aperto e non burocratico dovrebbe sostituire la rischiosa grandiosità della “lutte finale” tra i Duellanti della Nuova Egemonia Culturale. A Buttafuoco dimostrare e praticare una fin troppo corazzata indipendenza. A Giuli organizzare una occasione disarmata di dissenso il 9 maggio, a Palazzo Ducale, nei giorni in cui vinsero Churchill, Roosevelt e Peppino Stalin, che arrivò a Berlino ma non a Venezia, dove Putin suo povero emulo sta tramando una baruffa chiozzotta a legittimare una guerra spietata. Se si può stare con la libertà dell’arte, perfino di stato, e con quella dell’Ucraina e dell’Europa, perché non darlo a vedere? Stalin avrebbe commissariato e altro, i nostri avrebbero tuonato con Bernard-Henry Lévy, il figliolo di André Glucksmann, Andrée Shammah e magari Sean Penn e Volodimir Zelensky contro la nuova versione dell’arte degenerata, ohibò. Cordialissimi saluti.

Giuliano Ferrara

 

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.