Foto ANSA
Un solo No e tanti benefici
Il No è femminista. E la separazione delle carriere? È patriarcale
Millesettecento femministe al Senato: votare No salva le donne (e aiuta la riforestazione amazzonica)
Ieri mattina al Senato si è tenuta una conferenza stampa per presentare un appello di millesettecento donne femministe contro la separazione delle carriere dei magistrati. E siccome millesettecento donne femministe sono tante, ne discende con la forza di un sillogismo che il No al referendum è femminista. E che, di conseguenza, la separazione delle carriere è patriarcale. A introdurre ieri il simposio, che non esiteremmo a definire intellettuale, è stata la brava senatrice del Pd Valeria Valente. Con mezzo chilo di braccialetti al polso destro, ogni volta che alzava la mano per sottolineare una frase produceva un allegro scampanìo. Sicché pareva ella stessa un sonaglietto che scandiva i gravi pericoli per la democrazia di genere. Insomma l’abbiamo trovata perfetta. Ha esordito con una citazione di Luciana Castellina: “Prendo a pretesto le parole di... ehm, volevo dire prendo a prestito le parole di Luciana Castellina”. Poi ha pronunciato una bella frase con la struttura di un labirinto e la sostanza di un oracolo delfico: “Con una magistratura meno autonoma, e dunque concentrata sulla difesa delle lobby, sicuramente le donne non essendo una lobby non sarebbero ai primi posti dell’attenzione”. Come darle torto.
Siedono accanto a lei le promotrici dell’appello, tra cui un’esperta del “linguaggio della differenza” – specialità che non viene ulteriormente definita, il che è forse meglio per tutti – e due avvocate. Presentate così. Una di loro è “preoccupata”, lo dice subito. Con questa riforma a essere colpite, spiega, sono le donne che denunciano le violenze, le donne che si separano, le donne migranti, le donne che vogliono abortire, le donne in difficoltà economica, il tutto in un paese percorso da “un vento di restaurazione che ci vorrebbe meno forti e meno indipendenti”. Il vento soffia dalla presidenza del Consiglio, attualmente occupata da una donna, ma questa è una di quelle circostanze che il linguaggio della differenza preferisce non differenziare. Ma noi siamo perfettamente d’accordo con le avvocate. Anzi, capiamo che il metodo ha applicazioni infinite. Se votare No è femminista, votare No è anche ambientalista, aiuta la riforestazione amazzonica, stringe il girovita, abbassa il colesterolo, fa ricrescere i capelli e allunga la vita. Un solo No e tanti benefici. Si vota domenica e lunedì. Sapete già cosa fare.