(foto Ansa)
editoriali
La benzina del populismo
Perché il taglio delle accise è una toppa troppo costosa su un problema molto più grande
Il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato il decreto contro il caro benzina. Nel momento in cui il Foglio va in stampa non ne sono ancora noti i contenuti. La politica è rimasta tutto il giorno sospesa tra la tentazione del “vorrei ma non posso” e la necessità di mettere in campo interventi, se non incisivi, quanto meno utili con risorse limitate. Alla fine sembrerebbe aver prevalso un costoso populismo. Una bozza entrata in cdm prevede tre tipologie di intervento: sorveglianza sui prezzi, bonus per le famiglie percettrici di social card, credito d’imposta per gli autotrasportatori. Tuttavia queste ipotesi sono state superate da un intervento più radicale: secondo quanto dichiarato dal ministro Matteo Salvini in uscita dal cdm, sarebbe stato deciso un taglio delle accise di 20 giorni. Una misura molto simile a quella voluta nel 2022 dal governo Draghi che ebbe un costo spropositato (quasi un miliardo al mese). Nel pomeriggio Salvini aveva anche parlato di “controllo dei prezzi” per mantenere i carburanti al di sotto di 1,90 euro al litro.
Non potendo obbligare le compagnie e i distributori a lavorare in perdita, il governo ha deciso di sacrificare preziose risorse pubbliche. E’ comprensibile che la maggioranza, specie nelle sue componenti più populiste, peraltro messe sotto scacco da un’opposizione altrettanto populista, voglia consegnare agli elettori lo scalpo dei petrolieri. Ma, data l’insostenibilitá di questi interventi per un periodo di tempo prolungato, il rischio è solo di alimentare aspettative che andranno deluse. Il problema è la durata della crisi: se si risolverà in poche settimane il governo avrà forse placato la rabbia degli elettori, ma se andrà oltre a un certo punto dovrà gettare la spugna facendoli arrabbiare ancora di più. Sarebbe stato meglio concentrarsi su misure chirurgiche, che intervengano dove l’inflazione energetica fa più male. La crisi dipende dal conflitto in Iran: non sarà un decreto del governo italiano a risolverla. Meglio fare pace con questa realtà e cercare di fare quel che si può, con le poche risorse disponibili.
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