(foto Ansa)
ingorgo in aula
L'Hormuz di Meloni. Energia, sicurezza, legge elettorale, antisemitismo: dopo il referendum si rischia l'ingolfamento parlamentare
La premier promette alle opposizioni un confronti per scrivere i decreti attuativi (qualora vincesse il Sì al referendum). Ma l'agenda parlamentare è già particolarmente affollata
La premier Giorgia Meloni l’ha ripetuto anche nel podcast di Fedez: sull’eventuale legge di attuazione per dar seguito alla riforma della giustizia servirà “il coinvolgimento delle opposizioni”. Ma il problema per il governo e per la maggioranza è che il calendario dei lavori, di qui alle prossime settimane, è già fittissimo. Il rischio concreto è quello di un ingolfamento à la “Stretto di Hormuz”. L’indomani del voto, infatti, si ricomincia col passaggio in Aula, a Montecitorio, di leggi come quella che assegna poteri speciali a Roma capitale. Ma l’elenco è vasto: dal dl Bollette al decreto Sicurezza, passando per il ddl Pnrr e quello sulla tutela dei minori (ispirato dal caso della famiglia nel bosco). Per non parlare della legge per il contrasto all’antisemitismo appena approvata in Senato. E la legge elettorale che fine fa?
Nel calendario dei lavori pubblicato la scorsa settimana dalla Camera spiccava, come abbiamo notato sul Foglio, il posticipo della discussione del decreto Bollette, licenziato dal governo a febbraio dopo una lunga gestazione. Quel testo, esaminato in commissione Attività produttive, è stato nel frattempo inondato di emendamenti dalle forze di maggioranza. Questo perché è balenata l’idea di usare proprio la conversione di quel decreto come strumento in cui far confluire nuove misure per fronteggiare il caro energia. Un altro fronte caldo è quello legato alla sicurezza. Oggi alle 12 scade il termine per presentare gli emendamenti al decreto Sicurezza approvato dal governo sempre a febbraio e in discussione in commissione Affari costituzionali al Senato. L’esame del fascicolo non avverrà prima della prossima settimana e la norma (con la Lega che ha presentato ulteriori richieste restrittive, oltre a una proposta che circoscriva meglio il possesso delle armi da taglio) potrebbe andare in Aula a Palazzo Madama ad aprile. Parallelamente dovrebbe iniziare l’esame del ddl immigrazione, che contiene anche una proposta di “blocco navale”. E in cantiere c’è la riforma delle Forze armate voluta dal ministro Crosetto.
Per un decreto la cui conversione inizia il suo iter al Senato, c’è un ddl, come quello per il contrasto all’antisemitismo, che dopo l’approvazione alla Camera alta approda a Montecitorio. Una data ancora non c’è ma anche quel testo, visto l’indirizzo impresso dalla maggioranza (con il sostegno anche dei riformisti del Pd, di Iv e Azione), sarà esaminato in via prioritaria in commissione Affari costituzionali e poi nell’emiciclo. Altro punto su cui il centrodestra ha promesso di intervenire è un apposito ddl sugli “affidamenti minorili”, in risposta al caso della famiglia nel bosco, che sarebbe dovuta essere ricevuta al Senato questa settimana ma lo sarà solo dopo il referendum. Si dovrebbe partire proprio da Palazzo Madama e anche questo porterà a un ulteriore ingorgo. Un capitolo a parte lo merita la legge elettorale, con il nuovo testo, il cosiddetto Stabilicum, presentato dalla maggioranza e però messo in naftalina in attesa dell’esito referendario. Secondo quanto confermano al Foglio fonti che hanno preso parte ai tavoli per la scrittura del testo, l’incardinamento in commissione Affari costituzionali alla Camera è ancora congelato. Ma l’auspicio è quello di procedere a un’accelerata, come paventato dalla stessa premier Meloni. Anche se è la stessa maggioranza a sapere quanto un’eventuale prevalenza del No al referendum sulla giustizia potrebbe ingenerare ulteriori rallentamenti (“rischiamo le sabbie mobili”, vociferano nel centrodestra). Sapendo che la trattativa, anche all’interno della coalizione di governo, è tutta da concludere (ad esempio sulle preferenze. Ma anche sull’utilizzo del ballottaggio, con apprensioni soprattutto da parte della Lega). Senza dimenticare il premierato, su cui oramai non scommette quasi più nessuno.
Tra le altre misure in fase di audizione ci sono poi il ddl Stadi (ieri da Forza Italia sono tornati a ripetere quanto sia una riforma “attesa da anni”, chiedendo che le venga data priorità), quello sulle piccole e medie imprese promesso dal ministro Urso. E poi ancora il ddl Nucleare, la cui presentazione degli emendamenti è slittata al 30 marzo. Oltre a un ddl per il riordino delle professioni sanitarie.
Come detto una delle proposte di collaborazione avanzate da Meloni alle opposizioni è sulla scrittura condivisa degli eventuali “decreti attuativi” per dare sostanza alla riforma della giustizia. Lo ha fatto partecipando a Pulp Podcast di Fedez che andrà in onda domani e di cui sono state diffuse delle anticipazioni. “Per la lista dei candidati per i membri laici del Csm io voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola”, ha aggiunto la premier. Che ha anche annunciato la volontà, da parte del centrodestra, di impedire “almeno per un periodo” a chi fa politica di entrare al Csm. Richieste di collaborazione sono state avanzate ieri anche dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ovviamente qualora nelle urne prevalesse il No il problema non si porrebbe affatto. E però, visto l’affollamento di provvedimenti che dovranno passare dalle due Camere, non è detto che anche in caso di esito positivo (per il governo) su quel binario si possa procedere spediti. Uno scenario, per l’appunto, à la Stretto di Hormuz, che minaccia di bloccare il commercio internazionale.
Divergenze in famiglia