Ansa
Verso il referendum
Il gran tradimento dei chierici del Sì
Prodi, D’Alema e Veltroni sono per il no, ma prodiani, dalemiani e veltroniani sono per il sì. Renzi non si sa, ma i renziani dicono sì. Meraviglie dei tradimenti fecondi in politica, antidoti contro la farsa tragica del dogmatismo manettaro
Il tradimento è una buona cosa. Ve lo dice un traditore confesso. Con il tradimento si cresce in umanità, si esce dallo status tribale. L’importante è che sia autentico tradimento, non banale opportunismo, e che sia consumato fino in fondo. Un trasferimento machiavellico in un altro mondo della mente e del cuore, non un piccolo adulterio, detto con tutto il rispetto, guicciardiniano e fin troppo “particulare”. Il tradimento è un seme individuale, una promessa di fecondità, sfida la comprensione del Coerente Collettivo, soggetto pericolosamente affine alla Prevalenza frutteriana e lucentiniana del Cretino, sempre Collettivo.
Ora vi faccio un elenco di chierici traditori, che hanno scelto la gioia della libertà nonostante i loro ex padroni o capi politici e guru ideologici siano immersi nella tristezza di una falsa disciplina. Me lo ha trasmesso quella serpe in seno del direttore. Dalemiani: Minniti, Velardi, Latorre, Rondolino. Sono i costruttori della politica e dell’immagine del mostruoso fenomeno di coerenza, fin nelle scarpe, nella barca e nel vino e nelle corvette, che fu il loro capo onnipotente. Votano tutti Sì. Prodiani: Arturo Parisi, Augusto Barbera. Sono fior di politici e giuristi, legati al Prof. da un rapporto di tenace fiducia e leadership politica, capaci di distinguere, in cultura e senso delle istituzioni, il ruolo dal follower. Votano Sì senza se, come si dice con espressione pigra, e magari con qualche ma, ma votano per la riforma che fu la beniamina della sinistra politica quando ancora c’era, non contro. Veltroniani: Ceccanti, Morando, Tonini, laici e cattolici che hanno accompagnato il velleitarismo riformista di W. con passione, elaborato le sue piattaforme, coordinato reti di relazione e di impegno politico al suo fianco. Votano Sì perché non credono alla farsa tragica dell’autocrazia incipiente e non amano le intemerate e le intimidazioni dei Gratteri, non sono nello stile della casa, come anche le parallele sparate di Bartolozzi. Renziani: Caiazza, Paita, Giachetti, Scalfarotto, Nannicini sono professionisti dell’avvocatura e della politica e della teoria economica indisponibili a battaglie di retroguardia che sconfessano il meglio del riformismo di sinistra o di destra, che in fondo, se di riformismo si parla, fa lo stesso.
Giuliano Pisapia, già detto, già scritto, è un altro illustre caso a sé, tradimento della combriccola o accozzaglia nella coerenza e tradizione di famiglia. Claudio Petruccioli, che al contrario di Bettini è un ex ingraiano e occhettiano che non ha esaurito le domande, accontentandosi delle risposte tribali facili, è un altro caso insigne a sinistra.
Non può essere stata una campagna elettorale infame, come dicono i sempliciotti, se ha prodotto legittimi voti di fazione, che si mascherano dietro la favoletta del voto di contesto, dare addosso al governo socialfascista, e voti di libertà ideologica, fa’ quel che devi o pensi giusto e manda al diavolo le conseguenze (weberismo puro, ma valutativo). Il mestiere della politica è ingrato se incorri nel rischio che i tuoi chierici e consigliori tra i migliori, gli sgamati che non sono i furbi, tradiscono e ti tradiscono in rappresentanza di quello che anche tu fosti quando migliore.