Ansa

Verso il referendum

Il gran tradimento dei chierici del Sì

Giuliano Ferrara

Prodi, D’Alema e Veltroni sono per il no, ma  prodiani, dalemiani e veltroniani sono per il sì. Renzi non si sa, ma i renziani dicono sì. Meraviglie dei tradimenti fecondi in politica, antidoti contro la farsa tragica del dogmatismo manettaro

Il tradimento è una buona cosa. Ve lo dice un traditore confesso. Con il tradimento si cresce in umanità, si esce dallo status tribale. L’importante è che sia autentico tradimento, non banale opportunismo, e che sia consumato fino in fondo. Un trasferimento machiavellico in un altro mondo della mente e del cuore, non un piccolo adulterio, detto con tutto il rispetto, guicciardiniano e fin troppo “particulare”. Il tradimento è un seme individuale, una promessa di fecondità, sfida la comprensione del Coerente Collettivo, soggetto pericolosamente affine alla Prevalenza frutteriana e lucentiniana del Cretino, sempre Collettivo.

 

Ora vi faccio un elenco di chierici traditori, che hanno scelto la gioia della libertà nonostante i loro ex padroni o capi politici e guru ideologici siano immersi nella tristezza di una falsa disciplina. Me lo ha trasmesso quella serpe in seno del direttore. Dalemiani: Minniti, Velardi, Latorre, Rondolino. Sono i costruttori della politica e dell’immagine del mostruoso fenomeno di coerenza, fin nelle scarpe, nella barca e nel vino e nelle corvette, che fu il loro capo onnipotente. Votano tutti Sì. Prodiani: Arturo Parisi, Augusto Barbera. Sono fior di politici e giuristi, legati al Prof. da un rapporto di tenace fiducia e leadership politica, capaci di distinguere, in cultura e senso delle istituzioni, il ruolo dal follower. Votano Sì senza se, come si dice con espressione pigra, e magari con qualche ma, ma votano per la riforma che fu la beniamina della sinistra politica quando ancora c’era, non contro. Veltroniani: Ceccanti, Morando, Tonini, laici e cattolici che hanno accompagnato il velleitarismo riformista di W. con passione, elaborato le sue piattaforme, coordinato reti di relazione e di impegno politico al suo fianco. Votano Sì perché non credono alla farsa tragica dell’autocrazia incipiente e non amano le intemerate e le intimidazioni dei Gratteri, non sono nello stile della casa, come anche le parallele sparate di Bartolozzi. Renziani: Caiazza, Paita, Giachetti, Scalfarotto, Nannicini sono professionisti dell’avvocatura e della politica e della teoria economica indisponibili a battaglie di retroguardia che sconfessano il meglio del riformismo di sinistra o di destra, che in fondo, se di riformismo si parla, fa lo stesso. 

Giuliano Pisapia, già detto, già scritto, è un altro illustre caso a sé, tradimento della combriccola o accozzaglia nella coerenza e tradizione di famiglia. Claudio Petruccioli, che al contrario di Bettini è un ex ingraiano e occhettiano che non ha esaurito le domande, accontentandosi delle risposte tribali facili, è un altro caso insigne a sinistra. 

Non può essere stata una campagna elettorale infame, come dicono i sempliciotti, se ha prodotto legittimi voti di fazione, che si mascherano dietro la favoletta del voto di contesto, dare addosso al governo socialfascista, e voti di libertà ideologica, fa’ quel che devi o pensi giusto e manda al diavolo le conseguenze (weberismo puro, ma valutativo). Il mestiere della politica è ingrato se incorri nel rischio che i tuoi chierici e consigliori tra i migliori, gli sgamati che non sono i furbi, tradiscono e ti tradiscono in rappresentanza di quello che anche tu fosti quando migliore.  
       
 

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.