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Come votano i media

Dal No di Malaguti al Sì di Porro, Pancani, Parenzo e Feltri. Il voto tra giornali, siti e tv

Marianna Rizzini

Dai Sì pensieroso del conduttore di "Coffee Break", di Parenzo e del direttore dell'Huffington Post, sebbene la riforma gli sembri “incompleta, confusa, imposta a randellate anziché discussa”, al No del direttore della Stampa, a cui la riforma pare "scivolosa" nel merito e “fragile e sbagliata nel metodo”

L’ex premier Mario Monti vota no al referendum “a tutela dello stato di diritto”; l’ex ministro prodiano della Difesa Arturo Parisi vota Sì “per far avanzare una giustizia garantista”. Ogni giorno si contano nuovi endorsement illustri sui due fronti, ma come votano gli osservatori, volti e firme dell’informazione? In Rai le regole della par condicio coprono le opinioni di molti direttori e conduttori sotto al velo del “tutti sanno come la penso, ma in questo momento non è il caso”. Da La7, intanto, David Parenzo, conduttore de “L’aria che tira”, dichiara un voto per il Sì in totale coerenza “con la gioventù” (la sua) in cui, “da socialista liberale” si era già espresso a favore della separazione delle carriere. “E oggi penso sia fondamentale, dopo anni in cui se ne parla”, dice, “provare a fare una riforma sulla giustizia che serva a tutti. E’ una riforma trasversale, fatta da un ex magistrato: difficile pensare che si vogliano punire altri magistrati. Ecco, questo argomento portato dai detrattori mi pare sinceramente molto propagandistico”. Insomma, dice Parenzo, “l’unica cosa che davvero non funziona è la campagna elettorale, e spero i cittadini sappiano entrare nel merito: chiunque sia stato almeno una volta in un’aula di tribunale capisce che c’è qualcosa che non funziona”. Parenzo consiglia anche la visione della serie “Portobello” di Marco Bellocchio su Enzo Tortora: “Sarebbe la migliore campagna per il Sì”.

 

Vota invece No Andrea Malaguti, direttore della Stampa: la riforma gli pare “scivolosa” nel merito e “fragile e sbagliata nel metodo”. “E il contesto”, dice Malaguti (con Monti) “pesa non poco”. Nel merito, al direttore della Stampa sembra che la riforma “attribuisca in realtà al pm un peso maggiore di quello che già ha, con il rischio di addensare nelle sue mani un potere che non piacerebbe neppure agli avvocati” (che oggi sostengono in massa il Sì). Quanto al metodo, Malaguti trova “poco rassicurante” una riforma costituzionale diventata oggetto di referendum “dopo essere passata in Parlamento a colpi di fiducia”. Inevitabile poi, di fronte a un clima esacerbato “e a tratti irricevibile”, sia sul fronte Nordio sia sul fronte Gratteri, dice il direttore della Stampa, che si voti secondo una visione più politica: “Mi colpisce il fatto che il potere esecutivo sia già, in questo momento, con il frequente ricorso ai decreti, in posizione predominante rispetto al potere legislativo. Sarebbe preoccupante se si dovesse verificare uno squilibrio anche ai danni del potere giudiziario”.

 

Mattia Feltri, direttore dell’Huffington Post e autore della rubrica “Buongiorno” sulla Stampa voterà Sì, sebbene la riforma gli sembri “incompleta, confusa, imposta a randellate anziché discussa”, perché “una revisione triste del Csm e un abbozzo di separazione della carriere — anche senza controllo della pubblica accusa da parte della politica, come invece accade negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Francia e in Spagna — sono meglio di niente. Meglio una riforma incompleta e confusa che l’ennesima dichiarazione di irriformabilità della magistratura. Con la consapevolezza che un paese capace della campagna referendaria che abbiamo visto non saprebbe che farsene nemmeno della più bella delle riforme”. Nicola Porro, conduttore di Quarta Repubblica su Rete 4 e vicedirettore del Giornale, dichiara un voto convinto per il Sì anche se non sa “se questo porterà fortuna alla riforma”, scherza. “Ho sempre votato per quello che l’Italia non voleva”, dice, “contro la riduzione dei parlamentari e a favore della riforma di Matteo Renzi”. Certo è che, dice Porro, se questa riforma non passa, la Costituzione rischia di diventare come le Tavole della legge, intoccabile per secoli. E, visti i toni della campagna elettorale, mi preoccupa anche il reflusso, per così dire, che una vittoria del No potrebbe comportare”. Il Sì si Andrea Pancani, conduttore di “Coffee Break”, su La7, è un Sì pensieroso: “Non so se la riforma della governance raggiungerà gli obiettivi che si è prefissata”, dice, “ma è un fatto accertato che, in Italia, accusa e difesa non sono sullo stesso piano. E su questo è necessario intervenire. Com’è importante che nasca un’Alta corte disciplinare, anche se mi pare regni ancora un po’ di confusione rispetto alla sua giurisdizione. Comunque, auspico che il referendum raggiunga intanto il suo scopo, confidando poi nel legislatore per una messa a terra della riforma che rimetta davvero in equilibrio accusa e difesa”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.